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Mille e uno usi...

| martedì 4 dicembre 2007
Ecco un'esemplare risposta alla richiesta "scusa, cara nonnina, mi sbatti due uova?":

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IL COLLEGIO DELLE SUORE CATTIVE - ottava puntata

| mercoledì 31 ottobre 2007
Ottava puntata - addio a un amico

La testa di Eddi Marfi, gli occhi sgranati e la bocca deformata in un sorriso imbecille, rotolò oltre Maria, verso la cucina. Sarebbe stato possibile per Maria raggiungere l'uscita? L'ombra scura della suora Guardiana si stagliava minacciosa davanti a lei. Una sensazione di gelo attanagliava Maria, un freddo intenso che proveniva direttamente dall'interno del suo corpo, e le ghiacciava le ossa e i muscoli, rendendole impossibile i movimenti. La suora emise un suono, come un sibilo di serpente: probabilmente era un ghigno compiaciuto. Allungò uno dei lunghissimi artigli verso il volto di Maria, troppo impaurita per reagire. Le sfiorò una guancia, da cui sgorgarono gocce di sangue. Fu forse il calore di quel sangue che le colò sul viso a risvegliare Maria che improvvisamente si rese conto di dover reagire: doveva almeno tentare di evitare una morte orribile come quella che era toccata a Eddi. Sarebbe stato troppo umiliante: lui se l'era meritata in fondo...
Di scatto si voltò e cominciò a correre verso l'uscita più veloce che poté. Non ce l'avrebbe fatta: la porta era troppo lontana e la suora era proprio dietro di lei. Maria sentì che aveva cominciato a correre anch'essa. Tuttavia i suoi passi non facevano rumore, come se sfiorasse appena il terreno, come se il suo corpo non avesse consistenza. Continuò a correre, senza pensare ad altro, senza rendersi conto che i suoi capelli erano rimasti aggrappati a qualcosa, o forse era una mano che li stava tirando. La suora Guardiana l'aveva raggiunta. E i suoi artigli erano ormai pronti a penetrarle la schiena, perforando il cuore e gli organi vitali, a tagliuzzarle le cervella in tanti coriandoli sanguinolenti. Un movimento, un verso incomprensibile, e poi gli artigli affondarono nella carne. Maria si immobilizzò; ci vollero alcuni istanti perché realizzasse ciò che era successo. La suora Guardiana giaceva distesa per terra, accanto a lei, gli artigli, rivolti verso se stessa, erano conficcati nel ventre e nel cranio. Dai bulbi oculari colava della sostanza simile a gelatina, mista a sangue. La suora era scivolata sulla buccia di banana lasciata per terra da Eddi e, cadendo, era rimasta infilzata dai suoi stessi artigli.
- Oh, Ed... In fondo qualcosa di buono l'hai fatta... - esclamò Maria, sciogliendosi in un pianto liberatorio. - Anzi no, in realtà devo ringraziare quel negro cieco... Eddi rimane solo un imbecille...

***

- Allora Billy, ce la fai?
- Certo! - rispose l'amico, strappando dei pezzi di stoffa dalla maglietta e usandoli per fasciare le ferite. Possiamo uscire di qui ora.
- Purtroppo no...
I bambini lo guardarono sconcertati a quella affermazione.
- Di sicuro le altre suore sono nell'edificio. Oltretutto, sapendo quello che dovevano fare suor Giovanna e suor Lidia, di certo saranno in allerta e verranno a controllare. Purtroppo l'unico modo che abbiamo per uscire di qui è sconfiggere tutte le suore.
- Hai ragione purtroppo... Mancano ancora la suora Guardiana e suor Maddalena.
- E la Madre Superiora... Billy, tu guiderai il gruppo alla ricerca dell'uscita, io intanto cercherò le altre suore e le neutralizzerò.
- Stai scherzando! Insieme abbiamo battuto suor Giovanna e suor Lidia e insieme finiremo le altre! O vuoi prenderti tu tutto il merito?
Francolino sorrise.
- D'accordo. Insieme! Gli altri ci aspetteranno qui fino al nostro ritorno.
- Giangione Puzzone! - il bambino si mise sull'attenti, orgoglioso che Francolino gli rivolgesse la parola. - Se non siamo di ritorno entro mezz'ora, sai cosa devi fare.
- Ehm... Facciamo merenda?
- No. Guiderai tu i bambini fuori di qui.
- Oh! Sissignore!
- Andiamo Billy. Nel frattempo voi resterete qui nascosti, senza fare alcun rumore.

- Dove dobbiamo cercare, Francolino?
- La prima volta abbiamo incontrato la suora Guardiana nei sotterranei. E suor Maddalena sorveglia il cortile e i corridoi ad esso adiacenti: dovremo comunque attraversarli per raggiungere una delle uscite. Quindi elimineremo suor Maddalena per prima.
Billy annuì. Camminava con le gambe un po' divaricate: non era abituato ad utilizzare il retto come contenitore per riporre le miccette.
Attraversarono furtivamente i corridoi, fino a raggiungere la zona centrale dell'edificio, all'interno del quale si apriva il cortile.
- Suor Maddalena! - urlò Billy, fermandosi al centro del corridoio, le gambe leggermente divaricate (per il bruciore anale, ma egli cercò di atteggiarsi perché sembrasse una postura di sfida).
- Non serve chiamarla, Billy. - sussurrò Francolino. - E già qui...
Dietro di loro si udirono dei passi, e suor Maddalena si mostrò, uscendo da un angolo in fondo al corridoio.
- I tuoi sensi sono acuti, bambino.
Entrambi si voltarono.
- Immagino che siate venuti per combattere. - Li sfidò.
- Allora Francolino, che strategia pensi di usare? Abbiamo terminato le munizioni...
- Niente munizioni. Lei va affrontata a mani nude.
Francolino avanzò, puntando un dito contro suor Maddalena.
- Suora! - urlò con disprezzo. - Io e te abbiamo un conto in sospeso!
- Billy, voglio essere io a disfarmi di quest'essere, con le mie sole forze, intesi?
Billy annuì. Avrebbe desiderato aiutare l'amico, ma comprese che si trattava di una questione d'onore.
- Molto bene. Allora risolviamo subito questa faccenda scabrosa, che ne dici?
Suor Maddalena mosse alcuni passi, poi fece un balzo e si lanciò di corsa contro Francolino. Urlando - yah! - gli scagliò contro un rapido pugno, che Francolino riuscì tuttavia a sfidare. Saltò in aria, mentre suor Maddalena lo oltrepassava, e tentò di colpirla con un calcio, ma anche la suora fu abile nell'evitarlo. Il primo assalto era andato a vuoto per entrambi.
- Francolino... Ma io che faccio? - lo pregò Billy, che non sopportava l'idea di non potersi rendere utile.
- Tu fai la musichetta!
Il ragazzino cominciò a canticchiare una sorta di motivetto stile videogioco da console anni '90.
- Molto bene! Ora posso saltare più in alto! - urlò trionfante Francolino!
- Ah! Cosa credi? La musichetta dona anche a me speciali facoltà! Adesso quando mi muovo lascio delle scie fosforescenti fighissime! Suka! - e si lanciò nuovamente su Francolino, imbastendo contro di lui una fitta trama di rapidissimi calci. Era vero, i movimenti della suora lasciavano delle scie fosforescenti e Francolino rosicava tantissimo.
- Billy! cambia motivo!
Fu presto fatto, ora Billy fischiettava una melodia a note staccate, alternando toni alti e bassi, e subito le scie di suor Maddalena scomparvero. Francolino cercò di afferrare un braccio della suora e di usarlo come leva per sferrarle un calcio in pieno volto. Si accorse allora di poter restare in aria molto più tempo del normale.
- Ah! Questa cosa è divertente!
Francolino era rimasto praticamente sospeso in aria mentre cercava di colpire suor Maddalena, che tuttavia riusciva ad evitare i colpi. Ad un tratto la vide sprofondare nel pavimento e la sentì ricomparire dietro di sé. La suora lo colpì con un duro pugno, che lo scaraventò al muro.
Neanche questa situazione era a favore di Francolino. Billy cambiò di nuovo musichetta e Francolino scivolò per terra. La suora l'aveva colpito in pieno volto: aveva una palpebra rotta e la vista offuscata. Ma non poteva arrendersi ora.
Suor Maddalena scagliò un nuovo pugno e Francolino si accorse che il suo braccio si stava allungando. Tuttavia il colpo era estremamente lento, come se la suora si muovesse al rallentatore. Anche Billy si muoveva in maniera estremamente lenta: era il tempo attorno a Francolino ad essere rallentato! Di conseguenza egli poteva ora muoversi in maniera rapidissima rispetto a suor Maddalena. Evitò facilmente il pugno e cominciò a bersagliare la vecchia di pugni. Continuò fino a farla sbilanciare, quindi saltò e le sferrò un colpo sulla schiena con entrambe le mani, che la costrinse ad accasciarsi al suolo.
- Con questo nuovo potere ho vinto, sorella! Dì le tue preghiere!
Suor Maddalena si rialzò e nuovamente allungò le braccia verso Francolino.
- Non hai capito? Ora sono troppo veloce per te! Non hai possibilità di colpirmi!
Ma le braccia elastiche andarono oltre Francolino. Raggiunsero infatti Billy, dietro di lui, afferrandolo per il capo. Era troppo tardi quando Francolino capì le intenzioni della suora: con un secco crack il collo di Billy si piegò sotto la torsione e la testa penzolò da un lato. Era morto.
Il tempo sembrò fermarsi davvero. Uno straziante "no" lungo come l'Intercity Notte Roma-Berlino fuoriuscì dalla gola di Francolino. Corse verso l'amico, in tempo per cogliere l'ultimo bagliore di vita che lasciava i suoi occhi. Lo abbracciò, prima che cadesse per terra, e delicatamente lo adagiò al suolo.
- Ora, senza poteri speciali da personaggio dei videogiochi, sei finito ragazzino! Ma ho deciso di donare anche a te una morte rapida, in riconoscimento del tuo valore.
Francolino trattenne le lacrime. Ora il suo cuore bruciava soltanto di odio. Un odio puro come mai prima d'ora aveva provato. Il suo unico obiettivo era la morte di suor Maddalena. Si alzò lentamente, si voltò, fissò con determinazione la suora, ardendo i suoi occhi come d'un fuoco sacro, e disse:
- Hai fatto l'errore più grande della tua vita, suor Maddalena. Non hai neanche idea di ciò che hai risvegliato in me! Ora mi hai reso veramente invincibile.
- Sciocchezze! Ti ho già sconfitto una volta senza difficoltà! Ma ora non commetterò l'imprudenza di lasciarti vivo! - detto ciò balzò in avanti e in un attimo afferrò Francolino per la collottola, lanciandolo in aria.
- COLPO SEGRETO DELLA MADDALENA™!
Cominciò a ruotare su se stessa, creando un vortice d'aria. Francolino rimbalzò sul soffitto e ricadde verso il suolo. Il mortale calcio rotante di suor Maddalena lo colpì.
Sorrise. Era ancora fermo in aria, con il piede di suor Maddalena immobilizzato tra le due mani, incrociate una davanti all'altra.
- Suor Maddalena! Non sai che un colpo segreto è tale solo se usato la prima volta? Non hai mai guardato i Cavalieri dello Zodiaco?
- Impossibile... - ammutolì suor Maddalena. - Nessuno! Nessun uomo può fermare il sacro colpo della Maddalena!
Questa volta Francolino scoppiò in una franca risata.
- Nessun uomo... Ma non è tutto! Perché ora rivolgerò il colpo contro di te!
Con un urlo lasciò la presa e restituì sulla gamba della suora tutta l'energia che aveva imprigionato. Suor Maddalena fu scaraventata contro il muro del corridoio, roteando come trascinata via da un vortice.
Ancora incredula per quanto era accaduto e stordita per il duro colpo, suor Maddalena vide Francolino avvicinarsi e scagliarle addosso un gancio destro che la ridusse nuovamente al tappeto.
- Ora, suor Maddalena, voglio mostrarti anche io un colpo segreto. Alzati!
La suora tentava inutilmente di rimettersi in piedi. Francolino l'afferrò per il collo e, sollevatola, la scaraventò contro il muro. La guardò negli occhi: il suo sguardo comunicava l'annuncio della morte imminente.
- Vediamo se anche tu possiedi un cuore, suora!
Francolino inspirò profondamente, quindi, con un rapidissimo gesto, diresse la mano a taglio contro il suo petto. Le trapassò le costole, fino ad inserire interamente la mano nel suo torace. Ne strappò fuori una massa carnosa grondante sangue, ancora pulsante. Mostrò il suo trofeo agli occhi terrorizzati e increduli di suor Maddalena, e addentò il suo cuore, assaporando il sangue del nemico.
Lentamente lo sguardo di suor Maddalena si spense ed essa ricadde a terra priva di vita. Francolino inghiottì l'ultimo boccone, quindi si ripulì con la manica il volto dal sangue. Si chinò accanto a Billy e con una mano gli chiuse gli occhi.
- Sei stato il mio primo vero amico, Billy. Non ti sarò mai abbastanza riconoscente... Ti prometto che ti vendicherò del tutto, uccidendo tutte le suore...
Detto ciò, il nuovo Francolino dagli occhi di bragia si rialzò e si incamminò verso le scale che conducevano allo scantinato, senza voltarsi a guardare indietro.
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IL COLLEGIO DELLE SUORE CATTIVE - settima puntata

| martedì 18 settembre 2007
Dopo le vacanze estive riprende la serie horror-demenziale rivelazione dell'anno!

Di seguito il riassunto delle puntate precedenti:
Il collegio di San Ruperto Maria Coglione al Montecassolo, dove Maria ha iscritto il figlio Francolino, si rivela essere una trappola infernale: pare infatti che le suore del convento siano delle pluriomicide, che hanno già sterminato intere classi di bambini in altri collegi sparsi per il mondo. Tuttavia Francolino non è il tipo da farsi mettere sotto da un gruppo di suore, anche se queste sembrano dotate di anomali ed inquietanti poteri. Scoperte le intenzioni di Suor Lidia e delle altre sorelle, Francolino e l'amico Billy organizzano una rivolta. Nel frattempo Maria, che ha scoperto l'identità delle suore del Montecassolo grazie al suo amico Eddi Marfi, è determinata a riprendersi il figlio: lei e il suo ragazzo guidano fino al convento e riescono ad introdurvisi entrando dalla porta secondaria.
Nell'ultima puntata avevamo lasciato Francolino e Billy durante la lotta contro suor Lidia e suor Giovanna, che sembrano avere la meglio sui bambini. Sprezzanti di ogni forma di circospezione, Eddi Marfi e Maria saltellano nei corridoi del convento, alla ricerca di Francolino.


Settima puntata - Scontro mortale

Aveva preso una bella botta, ma Francolino non era intenzionato a farsi uccidere da due suore. Inspirò profondamente e trovò le forze per sollevarsi sulle braccia. Un rigolo di sangue gli scese giù per l'ala del naso. Dov'era Billy? La panca lanciata da suor Giovanna giaceva rovesciata a circa due metri. I corpicini di due bambini ne erano rimasti schiacciati. Billy riemerse da dietro la panca, indenne. Si guardarono, quindi rivolsero l'attenzione alle due suore. Dovevano impedire che uccidessero altri bambini. Era il momento di passare alla seconda mossa che avvano programmato.
Suor Giovanna digrignò i denti e, a passi decisi, si avvicinò ai due bambini. Billy e Francolino agirono con un gesto rapido e già studiato: i pantaloni furono calati in una frazione di secondo e, con una secca e decisa pressione dell'addome, espulsero ciascuno la propria capsula. Alla vista inaspettata dei pisellini dei due bambini suor Giovanna e suor Lidia subirono un attimo di sgomento. I bambini saltarono in piedi sulla panca, esibendosi davanti alle due suore in audaci maneggiamenti del proprio organo sessuale.
- Sacrilegio! - urlò suor Lidia scandalizzata. Era il momento di distrazione che Francolino e Billy attendevano. L'uno tirò fuori dalla capsula di plastica una sottile batteria di miccette: ordigni da lui stesso confezionati con un lungo e paziente lavoro durante i mesi di permanenza nel collegio. Francolino compose rapidamente una fionda utilizzando il coltellino, la lima e l'elastico contenuti nel suo set di sopravvivenza. Lanciò a Billy l'accendino e lanciò il primo colpo. In mancanza di sassolini o altri proiettili Francolino fu costretto ad utilizzare proiettili di materiale biologico da lui stesso prodotti, ovvero dei pezzetti di cacca, appositamente indurita da due giorni di astensione dall'acqua e dalla verdura. Il proiettile colpì suor Lidia in pieno volto, ma ella fu protetta dalle spesse lenti dei propri occhiali. Billy accese la prima miccetta, scagliandola addosso a suor Giovanna, che fu costretta a indietreggiare per schivare l'esplosione.
Francolino e Billy ora avevano nuova speranza: erano due bambini muniti di una Fionda-A-Merda™ e qualche miccetta contro due suore dotate di poter mostruosi. Sorrisero e si guardarono:
- E mo' che cazzo famo?
Suor Lidia stese il braccio, pronta a scatenare di nuovo il suo tremendo potere contro i due bambini. I compagni sopravvissuti erano corsi a ripararsi dietro l'altare.
- Non così in fretta, suora! - esclamò Francolino e, prima che suor Lidia potesse colpire, scatenò contro i suoi occhiali una scarica di colpi di materiale denso e appiccicoso. La vista di suor Lidia era fuori uso. Billy nel frattempo riusciva a tenere a bada suor Giovanna lanciandole addosso le proprie miccette: finché lui continuava a bombardarla lei non poteva avvicinarsi, ma quanto sarebbe durato? Le munizioni non erano eterne. Francolino capì che bisognava attaccare con più decisione.
- Maledetti! - inveì suor Lidia. Suor Giovanna indietreggiò: si stava forse ritirando? No, suor Lidia aveva afferrato il calice con le ostie. Francolino e Billy fecero appena in tempo a saltare dietro la panca prima che una raffica di ostie rotanti cominciasse a roteare sibilando per la stanza. Non potendo più vedere, suor Lidia lanciava le ostie a caso in tutte le direzioni. I dischi bianchi si conficcarono sulle pareti di pietra e sulle panche di legno.
- Francolino. Dobbiamo tentare il tutto per tutto.
Francolino annuì. Billy gli consegnò le proprie miccette.
- Avrai una sola possibilità Francolino.
- Mi sarà sufficiente.
Le ostie smisero di sfrecciare in aria.
- Sono morti suor Giovanna? Sono morti? - urlò delirante suor Lidia.
- No, suor Lidia. Ma non preoccuparti, ci penso io. - E con un urlo disumano partì alla carica contro i due bambini. Correva come un rinoceronte, con la sua massa adiposa che si muoveva flaccida in una danza orripilante. Avrebbe colpito la panca e schiacciato i due bambini al muro, riducendoli in brandelli. Ma i due spuntarono da dietro lo scudo di legno, senza spostarsi. Attendevano il momento adatto. Francolino accese due miccette e si preparò.
- Vai adesso! - Billy saltò giù e cominciò a correre contro suor Giovanna.
- Stupido bambino! Ti sei condannato a morte da solo!
Billy saltò e cercò di colpire con una spallata suor Giovanna con tutta la forza che poté. Fu come schiantarsi contro un treno in corsa: il bambino sentì il proprio gomito penetrare nel grasso di suor Giovanna per parecchi centimetri, ma subito fu respinto e scaraventato via. Suor Giovanna fu vittoriosa, ma per poco: a Francolino era bastato l'istante in cui la suora aveva spalancato la bocca per accusare il colpo di Billy per piazzarle lì con la sua fionda due miccette accese. Ci furono due sorde esplosioni n rapida successione, suor Giovanna, che continuava a correre, rallentò fino a fermarsi del tutto. Strabuzzò gli occhi e rovinò al suolo, priva di vita.
- Billy! - il bambino era stato sbalzato contro una panca e quindi contro il muro. Ma c'era ancora suor Lidia da eliminare prima di poter soccorrere l'amico. L'orribile vecchia si dimenava per la cappella cercando di capire in che direzione si trovassero i bambini.
- Ehi, vecchia! - la provocò Francolino.
- Tu! Essere schifoso! Figlio di satana! Brucerai per sempre tra le fiamme dell'inf...
Le miccette la colpirono mentre sbraitava, infilandolesi giù per l'esofago. Anche suor Lidia digrignò il viso in una smorfia esteticamente scabrosa e cadde come corpo morto cade.
- Billy! - Francolino corse verso l'amico, chino per terra che si contorceva in una smorfia di dolore.
- Sto bene... sto bene... - a fatica, tentò di rialzarsi. Forse aveva qualche frattura, barcollava e aveva bisogno di sorreggersi alla parete per non cadere, ma non sembrava in pericolo di vita.
- Aspetta, vieni... - Francolino lo guidò verso l'altare. - Ecco, imbottisciti di vino, così non sentirai il dolore. - E fece tracannare all'amico l'intera boccetta di vino per la messa poggiata sull'altare. Adagiò quindi Billy per terra e osservò la scena: c'erano sette bambini morti in tutto. Si volse verso i bambini nascosti dietro l'altare.
- Ok, adesso usciremo di qui. Io vi precederò, voi aiuterete Billy...
- Francolino... - biascicò Billy. - Quante munizioni sono rimaste.
- Una sola...
- Allora dovrai inventarti qualcosa...
Francolino si voltò. Avevano sangue che colava dalla bocca e dal naso, ma i corpi di suor Lidia e suor Giovanna erano nuovamente in piedi e si avvicinavano minacciosi all'altare. Le suore camminavano barcollando come zombie, si avvicinavano lentamente, ma non per questo risultavano meno minacciose. Possedevano oscuri poteri.
- H Ffnth! [è finita!]
- Suora, non si capisce un cazzo di quello che dici! Forse dovresti prima riattaccarti la mandibola!
- Nn sii ncndzhn d frr l sprtosh... [non sei in condizioni di fare lo spiritoso...]
Si avvicinavano. Li avrebbero raggiunti presto. E sarebbero tutti morti.
- Vi bbmm qss raggnt! E prst srtt tttt mrtti! [Vi abbiamo quasi raggiunti! E presto sarete tutti morti]!
- Questo l'hanno già scritto! - Francolino doveva pensare a qualcosa, qualsiasi cosa... Si osservò nervosamente intorno... Forse una soluzione c'era, ma sarebbe bastata quell'unica miccia? E se non avesse funzionato? Forse sarebbe stato meglio utilizzare la munizione rimasta per atterrare una delle due suore e vedersela a corpo libero con l'altra. No, avrebbe tentato: le suore erano troppo forti per poter essere affrontate in uno scontro diretto.
- Avvicinatevi suore! Se riuscirete a raggiungermi mi farò sbranare da voi, ok?
- nn fr l sprtss pccl bsdrdt! Smrt! [questa non l'ho capita]
Erano giunte nel punto giusto, poco lontano dall'altare. Francolino caricò la fionda con la miccia accesa e puntò in alto, verso il soffitto. Doveva calcolare esattamente lo scoppio della miccetta. Lanciò: l'ordigno toccò il vecchio cavo logoro che teneva sospeso il lampadario ed esplose. Le suore udirono il rumore, alzarono istintivamente lo sguardo per poter vedere il pesante lampadario che piombava loro addosso. Il rumore fu sordo, nonostante l'enorme peso del lampadario, attutito dai corpi di suor Giovanna e suor Lidia. I corpi delle suore rimasero maciullati sotto la struttura di ferro battuto.
- E ora devo precipitarmi a tagliare loro la testa! - Francolino corse verso i corpi delle suore con in mano il suo coltellino e, con un lavoro rapido e preciso, sezionò il collo a entrambe.
- Ce l'abbiamo fatta Billy! E' andata!
- Sono una specie di vampiri? Muoiono solo se gli si taglia la testa?
- No, non credo proprio... Le teste sono una per me e una per te, come trofeo.

***

- Vieni Maria, vieni! Tranquilla seguimi! Leggera come una farfalla, furtiva come un gatto!
Eddi continuava a salterellare incautamente lungo il corridoio fuori dalla cucina.
- Eddi, io credo che dovremmo fare un po' più piano...
- Tranquilla! Ho studiato il ninjutsu! Nessuno può sentirmi né vedermi.
Pronunciate queste parole, si udì un rumore metallico come di una spada che venga sfoderata. un tonfo, poi un altro, come un rimbalzo. E la testa di Eddi rotolò per terra, recisa di netto dal corpo.
Maria vide tutta la scena. Eddi era appena morto davanti ai suoi occhi. E un'ombra sinistra stava in piedi dietro di lui, uno spettro guardiano di quei luoghi maledetti. La suora guardiana sollevò lo sguardo verso Maria, rimasta immobile di fronte a quello spettacolo raccapricciante.
- Non è legale intrufolarsi di nascosto in una proprietà privata, sai ragazza?
- Non... non... Non è legale? E questo invece lo è? - piagnucolò indicando la testa di Eddi ai suoi piedi. Sfoggiava ancora quel sorriso idiota. Era così demenziale anche nella morte: in fondo Maria non si sentiva poi così dispiaciuta. Ma sapeva che ora sarebbe toccato a lei. La suora guardiana sfoderò le sue unghie e mosse un passo verso Maria. Un passo lento e fermo, la condanna ad una morte che sarebbe arrivata lentamente, quando la suora lo avesse desiderato, ma inesorabile. Maria stava per morire...
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IL COLLEGIO DELLE SUORE CATTIVE - sesta puntata

| domenica 29 luglio 2007
Sesta puntata - La vera identità di suor Lidia

Maria curvò di freno a mano come sua abitudine e si immise nella strada dove abitava Eddi Marfi. Maria non era più capace alla guida di altre donne: le piaceva correre, ma solitamente provocava danni per una stima approssimativa di 4.200 euro ogni volta che usava l'auto. Nella curva in sgommata ammaccò la portiera di una Merdeces e finì addosso ad una Smart, che volò via cappottandosi cinque o sei volte, quindi si accartocciò contro il muro e prese fuoco. Parcheggiò l'automobile in mezzo alla strada e scese di corsa, sbattendo la portiera.
- Ehi, sorella!
Era di nuovo il vecchio rompipalle della volta precedente.
- Senti, ti ho già dato i soldi l'altra volta, e col cavolo che me l'hai guardata la macchina! d'altra parte sei pure cieco!
- Ehi, sorella. - rispose quello, alzandosi e camminando verso Maria, aiutandosi con il bastone.
- La tua benevolenza non è stata dimenticata. In realtà tu stai per affrontare grandi pericoli, cose che neanche immagini...
- Ma lei chi è? - Maria si sentiva in soggezione. Aveva paura per tutta quella storia. E ora chi era questo negro cieco che si comportava con lei in maniera strana?
- Solo una piccola pedina sulla scacchiera di questo gioco complicato. - Rispose il vecchio. Quindi tirò fuori qualcosa dalla tasca dei pantaloni e la porse a Maria.
- Ecco, prendila. Al momento opportuno ti sarà utile.
- Oh... Una banana... Che gentile... Grazie... - Accennò un finto sorriso, si mise la banana nella borsetta e corse via.
- Ehi, sorella. Uno spicciolino come ringraziamento?
- Vaffanculo!
Pigiò il tasto del citofono e il portone le fu subito aperto: Eddi l'attendeva. Era stato lui a telefonarle quella mattina, dicendo che aveva delle cose da mostrarle. Maria si era precipitata a casa sua: Ed era bravissimo a trovare ogni genere di informazioni. Di certo c'erano novità su quelle suore, forse notizie del suo Francolino...
- Allora, cos'hai per me? - gli chiese allarmata, mentre entrava.
- Be', tesoro... Il lupo solitario è affamato... L'ultima volta mi hai costretto a fare un numero di autoerotismo...
- Intendevo notizie su mio figlio, pervertito!
- Oh... Sì, vieni...
Si accomodarono ad una vecchia scrivania dove erano sparsi ritagli di giornale, fotografie e appunti su fogliacci di carta. Eddi individuò in quel marasma alcuni fogli stampati e alcune foto:
- Ecco, vedi: "Convento di San Ruperto Maria Coglione al Montecassolo", risulta essere attivo solo da quest'anno, sebbene da quanto ho capito l'edificio dovrebbe essere molto più vecchio...
- Magari prima c'era qualcos'altro lì.
- Non credo, non sono riuscito a trovare assolutamente nulla su un palazzo eretto sul Montecassolo. E se io non trovo nulla ci sono solo due spiegazioni: o non c'è nulla da trovare o mi sono accecato con la vaselina al peperoncino. E siccome tu sei stata cattiva con il pitone reale in questi ultimi giorni, la seconda possibilità non sussiste.
- Quindi tu sei sicuro che prima di quest'anno lì non ci fosse alcun convento né collegio.
- Né il palazzo...
- Mi sembra così assurdo...
- Aspetta, c'è dell'altro...
Eddi le mostrò degli stampati di articoli di giornale:
- Guarda, sembra che ci siano stati alcuni problemi con i collegi di suore in questi ultimi anni. Allora... Ecco, questo è un articolo di un giornale francese, risale a quattro anni fa: "Tragico incidente nel collegio di Saint Rupert Marie Couille au Mont Queue: tutti i bambini del collegio morti in un incendio". Ho trovato altri incidenti simili: due anni fa tutti gli ospiti del collegio di Saint Rupert Mary Asshole on the Mount Cock sono stati travolti da una valanga. Questo era negli Stati Uniti, solo le suore si salvarono... Ah, questo è di un quotidiano mongoloide: la lingua non la capisco, ma nella foto c'è una suora che sembra la stessa di quell'altro articolo... Qui credo si trattasse di una fuga di gas...
Maria gli strappò dalle mani gli articoli di giornale. Guardò le foto: era lei, compariva in due degli articoli. Non poteva sbagliarsi: quegli occhiali spessi come il fondo delle pentole in acciaio inox della Mondial Casa, quei baffi neri. Quella era suor Lidia. Dunque il suo collegio si spostava ogni anno in giro per il mondo e i bambini che si trovavano lì erano destinati a rimanere vittime di qualche tragico incidente.
- Ed! Ed, è lei, è suor Lidia!
- Ma no, amore: qui nella didascalia c'è scritto un altro nome: ecco, vedi "suor Lydie"...
- Idiota! Ha cambiato nome! Quello è solo il nome in francese!
- Oh, ma quindi... Francolino morirà, come quei bambini cinesi... cavolo, che storia!
Maria era furiosa: - No che non morirà!
- Ma sì, se secondo te quelle suore sono le stesse... E nei loro conventi i bambini muoiono sempre tutti, allora anche Francolino farà la stessa fine. E' logica...
- Idiota! Alzati! Noi ora andiamo a prendere Francolino!
- Oh! Tu... intendi salvarlo! Maria, ma sei un genio!
- No, sei tu che sei un coglione, muoviti!
- Ehm... sìsì, andiamo subito... Senti, a proposito di coglioni... Il mio amico dall'occhio solo si sente tutto intorpidito, magari prima di uscire...
- Ho detto muoviti! - gli ordinò Maria, voltandosi e uscendo dall'appartamento. - Ti aspetto in macchina.
- Su, Moby Dick, ancora un po' di pazienza... - Ed incoraggiò il suo membro. - Appena avremo ripreso quel bambino posseduto dal demonio Maria per riconoscenza ti lascerà dare libero sfogo al tuo potente sfiatatoio. Chissà, magari questa volta finalmente ci darà il cu...
- Ed! Ti devi muovere!

***

La porta del dormitorio si spalancò, con la consueta puntualità, alle 7 di mattina. Suor Lidia entrò, gracchiando con la sua voce stridula per far alzare i bambini. I bambini si vestirono e scesero alla cappella, guidati da suor Lidia, che badava che nessuno dei bambini si appoggiasse ai corrimano delle scale, punendo i trasgressori di tale regola con violente frustate sui dorsi delle mani. Le preghiere del mattino venivano recitate prima della colazione, assieme alle suore. Tutti i bambini, Francolino in prima fila, si schierarono tra i banchi di legno della piccola cappella, ricavata da una lugubre stanza di pietra, simile alle altre dell'edificio. Una delle differenze era un abside nella parete di fondo, entro cui era posto il tabernacolo. Due file di finestre con vetri colorati decoravano le pareti laterali. In alto, al di sopra dell'altare, stava un pesante lampadario di ferro battuto, con delle candele finte. Un pesante portone di legno forniva l'accesso alla cappella. Suor Lidia attese che tutti i bambini fossero entrati, quindi chiuse dietro di sé il portone della cappella, come ogni mattina. Tuttavia questa volta, a differenza delle altre mattine, inserì una grossa chiave dentro l'antica serratura e girò due mandate. Dall'esterno si udì il rumore di qualcosa che cadeva: Francolino capì che una suora stava sbarrando il portone con un asse di legno, era una cosa che aveva previsto.
- Bene, questa mattina, poiché si tratta di una festività particolare, le preghiere saranno più lunghe del solito. - disse suor Lidia, che aveva raggiunto un punto davanti all'altare. Suor Giovanna era seduta in prima fila accanto ad alcuni bambini. A parte loro due, non c'erano altre suore nella stanza.
- Cominciamo con l'antifona: o Dio, vieni a salvarmi...
Francolino nel frattempo studiava l'ambiente: le finestre non avevano aperture: probabilmente, come per il dormitorio, all'esterno c'erano il burrone da un lato e il cortile dall'altro, tuttavia qui erano al primo piano, non al terzo. Il tavolo che serviva da altare era di pietra e sembrava ancorato saldamente al pavimento: non si poteva smuovere, ma poteva essere un punto dietro cui trovare riparo. Le panche invece potevano essere spostate e sollevate facilmente se più bambini univano le proprie forze. I cavi che reggevano il lampadario erano spessi, tuttavia usurati dal tempo.
- Lavami Tu da ogni mia malizia e fammi mondo del mio delitto: le mie colpe io le riconosco, il mio peccato mi è sempre davanti. - continuava suor Lidia.
Francolino sapeva che le suore avrebbero agito al termine della liturgia, tuttavia non riusciva ad immaginare in che maniera l'avrebbero fatto. Lanciò un'occhiata a Billy, seduto al primo banco nella fila opposta, accanto a suor Giovanna. Anche lui studiava la cappella, alla ricerca di vie d'uscita e punti strategici. Ma neanche Billy riusciva a capire che metodo avessero scelto le suore per sbarazzarsi di loro. Non c'era nulla di insolito nella cappella. Le suore avevano sbarrato l'uscita, ma doveva essere stato per precauzione: quali potevano essere le ipotesi? Ucciderli con del gas? In questo caso però anche le suore avrebbero rischiato la morte se fossero rimaste lì con loro. Billy e Francolino sapevano che uccidere i bambini uno ad uno sarebbe stato rischioso: anche se il loro potere era grande, mentre si occupavano dei bambini uno per volta gli altri avrebbero potuto trovare il modo per scappare, oppure aiutare i compagni. No, le suore avevano escogitato di certo una maniera rapida per uccidere tutti i bambini in una volta sola, o almeno la maggior parte di essi.
- Abramo prese la legna dell'olocausto e la caricò sul figlio Isacco, prese in mano il fuoco e il coltello, poi proseguirono tutt'e due insieme...
Dopo la lettura ci sarebbe stato ancora un responsorio e le invocazioni, poi le preghiere del mattino sarebbero terminate e le suore avrebbero agito.
- Poiché si tratta di una giornata particolare, faremo ora un offertorio. - disse suor Lidia.
- Non ci è possibile offrire l'eucaristia, poiché non abbiamo con noi il sacerdote. Tuttavia ognuno di noi ha qualcosa da offrire al signore. Offriamo i nostri peccati, che è la sola cosa che possediamo e chiediamo perdono perché siamo indegni di questa vita che ci è stata donata.
L'offertorio. Questa era una cosa nuova. Forse suor Lidia non avrebbe atteso la fine della liturgia, ma avrebbe sacrificato i bambini in quel momento? Billy e Francolino si guardarono: avevano capito tutti e due.
- Allora, venite tutti qui davanti all'altare, proprio in questo punto. Inginocchiatevi e, tenendo gli occhi chiusi, pregate implorando il perdono dell'altissimo.
Venire davanti all'altare? Perché tutti i bambini dovevano radunarsi lì?
Suor Lidia si spostò da un lato, mentre alcuni bambini, intimoriti, cominciavano ad affluire e si inginocchiavano dove suor Giovanna indicava loro. In quel momento a Francolino fu tutto chiaro. Guardò verso l'alto: il lampadario. Era sufficientemente grosso e pesante per uccidere almeno una trentina di bambini sul colpo se fosse caduto sopra le loro teste. Francolino seguì con lo sguardo il cavo che reggeva il candeliere: arrivato al soffitto, passava dentro una carrucola, quindi proseguiva fino al muro laterale. Un altra carrucola e il cavo si collegava ad una manovella, proprio accanto a dove si era spostata suor Lidia. Francolino si voltò verso Billy: con lo sguardo indicò il lampadario e il bambino capì all'istante. Si fecero un cenno: dovevano agire subito.
- Ora! - urlarono insieme. Era il segnale. Purtroppo circa venti bambini si erano già disposti davanti all'altare, come le suore avevano indicato. I bambini della prima fila sollevarono le panche e cominciarono ad avanzare verso le due suore, usandole come arieti. Gli altri bambini, dietro la prima fila, seguirono i compagni facendo lo stesso. Le due suore erano disorientate: non si aspettavano quella contromossa. Francolino guidava la schiera della sua fila di banchi contro suor Lidia, Billy capeggiava l'ala diretta contro suor Giovanna.
- Avanti! Più veloci!
Presero la rincorsa e si abbatterono contro le due suore.
- Ma che fate! Pazzi! - urlò suor Giovanna. Avanzò contro i bambini, mentre l'estremità di una delle due panche di legno si piantava nel suo addome adiposo. La suora emise uno strano verso sordo. Poi sollevò lo sguardo verso i bambini che l'avevano colpita: uno sguardo malvagio, pieno di rancore. Afferrò con le mani cicciose la panca e la sollevò da terra, assieme a quattro bambini che vi si erano aggrappati. Urlando roteò su se stessa, colpendo in pieno viso due bambini, che caddero per terra senza rialzarsi. Billy fece appena in tempo a saltare di lato schivando il colpo. Infine suor Giovanna lanciò la panca contro gli altri bambini, rimasti più in fondo. Si udì un tonfo tremendo, delle urla e dei pianti. Francolino si voltò un attimo a guardare: altri tre bambini erano a terra, privi dei sensi. La testa di uno era stata schiacciata dalla panca.
Nello stesso istante suor Lidia tese il braccio con la mano aperta davanti a sé. Improvvisamente un vento poderoso si scatenò nella cappella. I bambini facevano fatica ad avanzare, finché non si accorsero che stavano indietreggiando, sospinti all'indietro dal vento sempre più forte.
- Ia! - urlò suor Lidia. E una raffica fortissima catapultò contro il muro in fondo alla chiesa tutti i bambini, assieme alle panche. Francolino sbatté violentemente la schiena, ma poteva continuare a combattere. Sentiva che attorno a sé c'erano stati dei morti.

***

- Ecco, siamo arrivati. - Maria scese dalla macchina, ancora accesa. Eddi la seguì.
- Aspetta! Non possiamo entrare da qui. Guarda quanto è spesso questo portone!
- Non importa! - Maria cominciò a prendere a calci il legno pesante dell'ingresso.
- No, Maria! Aspetta! Dobbiamo cercare di entrare senza farci vedere: solo così potremo cogliere le suore sul fatto. Vieni, sicuramente c'è un'entrata secondaria dove si trovano le cucine.
Eddi Marfi seguì il perimetro dell'edificio, tenendosi aderente al muro, con le gambe e le braccia divaricate.
- Perché cammini così?
- E' una tecnica ninja per mimetizzarsi...
Maria sembrava scettica. - Tu... Conosci le tecniche ninja?
- Ma certo! Quand'ero piccolo seguivo tutti i cartoni di Nino e Sasuke. Fidati di me!
Maria capì che non era stata una buona idea venire insieme ad Eddi, ma ormai era tardi. Seguirono in quella maniera balorda il perimetro del palazzo, fino a raggiungere una porticina di legno bianco: l'ingresso secondario alle cucine.
- Ecco! Te l'avevo detto! - disse Eddi. - Adesso apri la porta
- E con cosa?
- Che ne so... Con i denti... Io ho trovato l'ingresso, adesso fai qualcosa anche tu, no? Il figlio è tuo... Ahah! Scherzavo! Ci penso io con le mie tecniche ninja! E' sempre bello vedere una donna smarrita perché non sa cosa fare e sentirsi superiore.
Eddi si concentrò e studiò con attenzione la porta.
- Ci vuole calma, concentrazione e molta discrezione. Un lavoro silenzioso, veloce e pulito. Nessuno si accorgerà che siamo stati qui. - Detto ciò cominciò a prendere furiosamente a calci la porta, urlando come un forsennato. - Cadi! Bastarda! Apriti! Apriti! Baldracca di una porta schifosa! Perché? Perché non cadi! Perché! - cominciò a piangere, mentre continuava a scagliarsi contro la porta.
- Ed... Credo che sia aperta...
E difatti così era. Bastò abbassare la maniglia perché la porta si aprisse con un cigolio, immettendoli in un ambiente buio e ampio. C'erano dei grossi scaffali e dei ripiani di metallo, un vecchio forno e dei frigoriferi.
- Mi sono pure fatto male...Cazzo... Queste suore sono molto astute... Non farci capire che la porta era aperta per esaurire tutte le nostre energie nel cercare di abbatterla... Ma mi hanno proprio sottovalutato.
- Forse ora dovresti stare zitto Ed...
- Sì, certo... Hai ragione... Facciamo piano! - Cominciò a parlare sussurrando.
- Ehi, Maria! Forse visto che siamo riusciti ad entrare dovremmo riposarci un attimo e festeggiare questo primo successo. Che ne dici se il mio cappuccetto rosso fa una visita alla nonna nel tuo boschetto?
- E' finita la storia? O ci stanno leggendo ancora?
- Ehm... nono, la storia è finita. E' finita quando abbiamo abbattuto la porta!
- Bene, perché secondo me più questa cosa andava avanti più faceva schifo...
- Sì! hai ragione! Mmmm... - e le si avventò addosso schiacciandola contro il muro. - Ma... Che hai qui? Che è sta cosa?
Eddi sentì infatti qualcosa che spingeva contro la sua gamba. Sobbalzò all'indietro quando vide.
- Maria, ma... Ma cos'hai fatto? Allora è per questo che non volevi più il mio Dobermann nella tua cuccia... Non ce l'hai più! - disse inorridito, guardando la protuberanza che sporgeva dai pantaloni di Maria.
- E' una banana, deficiente. Tieni, ficcatela in bocca prima che te la metta in qualche altro posto e stai zitto.
Eddi fu sollevato. Si avventò con gioia sulla banana, mentre Maria perlustrava la cucina.
- Sai Maria... io ti avrei accettato comunque... Dopotutto poteva essere un'esperienza nuova...
- Stai zitto!
- No dico sul serio! D'altra parte di buchi ce n'è più d'uno! Eheh...
- Ho detto stai zitto! Ho sentito un rumore...
- Mmm... Lascia andare avanti me. Sono un ninja...
Eddi precedette Maria nel corridoio fuori dalla cucina. Il buio li avvolse, mentre procedevano saltellando come deficienti da un lato all'altro del corridoio. Si lasciarono indietro la buccia della banana mangiata da Eddi: Maria aveva il brutto presentimento che sarebbe stata la sola cosa a rimanere di loro...
5

IL COLLEGIO DELLE SUORE CATTIVE - quinta puntata

| venerdì 20 luglio 2007
QUINTA PUNTATA - il potere della Quarta Suora

I bambini vennero condotti, passando attraverso una fitta rete di corridoi bui, verso una porta. Finalmente, dopo giorni di cattività, rividero la luce: il portone si apriva sull'ampio cortile interno del convento, racchiuso tra le quattro ali del complesso. Si trattava di un grosso rettangolo di terra mal tenuta, con qualche erbaccia, e un vecchio pozzo al centro, ma ai bambini sembrò il paradiso. Per un istante, per un istante solo. Suor Maddalena, l'insegnante di educazione fisica, attendeva i bambini immobile in fondo al cortile, ferma, con le gambe divaricate e le braccia conserte. Era una suora atipica: invece della solita veste lunga portava una tuta dell'Adidas azzurra, pur tenendo il velo nero sulla testa. Sembrava meno anziana delle altre suore, per quanto non si potesse dire che apparisse giovane.
I bambini si disposero in fila davanti a lei.
- Bene! Cominciamo con la corsa sul posto - disse. Sembrava davvero diversa dalle altre suore incontrate fino a quel momento. Diede l'ordine senza arroganza, quasi con dolcezza. Tutti bambini obbedirono all'istante.
- Questa sembra più normale - commentò Francolino.
- Lei è la peggiore - rispose Billy. - Tra poco te ne accorgerai...
I bambini continuavano a correre sul posto, mentre la suora li guardava soddisfatta.
- Ma quanto dobbiamo correre?
Billy sorrise.
- E' meglio che ti armi di pazienza... Sarà molto dura...
Correvano sul posto ormai da mezz'ora. Quel giorno c'era un sole che spaccava le pietre, che irradiava i bambini di un calore tremendo, quasi volesse lessarli nel proprio sudore. Eppure continuavano a correre, anche se stremati. Nessuno osava avanzare la minima obiezione. Dopo due ore di corsa ininterrotta, il primo bambino cadde. Era un ragazzino biondo, mingherlino, che stramazzò al suolo senza preavviso.
- Oh! Non ce l'ha fatta! - esclamò la suora, quasi divertita. - Bene. Lasciamolo lì, magari si riprenderà. Forse no. Chi lo sa...
- Forse siete stanchi di correre? - la suora domandò a Francolino.
Billy gli lanciò un'occhiata intensa, sperando che rispondesse di no. Ma Francolino era esausto. tra poco sarebbe stramazzato al suolo anche lui se non si fossero fermati.
- Sì. Siamo stanchi. - le rispose.
- Bene! Allora fermi.
Billy lo rimproverò con lo sguardo.
- Complimenti. Adesso vedrai... - gli sussurrò, mentre suor Maddalena, divertita, esclamava:
- Ora un po' di stretching! Per prima cosa sdraiatevi per terra, sollevate le gambe, e divaricatele più che potete.
I bambini eseguirono. mentre suor Maddalena passeggiava tra di loro osservando.
- Ho detto più che potete! Avanti! Impegnatevi!
I bambini si sforzavano di allargare le gambe al massimo, fino a sentire dolore, ma la suora non sembrava soddisfatta.
- Oh, santo cielo! Possibile che alla vostra età non riusciate a fare di meglio? Dovreste riuscire a toccare con i piedi per terra!
E, così dicendo, si pose di fronte ad un bambino e, afferrategli le caviglie con le mani, fece forza per divaricargli le gambe. Il povero bambino piangeva dal dolore, sentendo i tendini tirarsi la massimo.
- Su! Cosa piangi? Vedi che stai facendo meglio? Avanti!
E continuò a spingere su quelle gambine e il bambino continuava a piangere sempre più forte. Finché, con uno scatto, le gambe non si divaricarono completamente a 180°.
- Visto che ce l'hai fatta? - lo incitò soddisfatta, mentre il bambino urlava dal dolore, rotolandosi per terra.
- Gli ha spezzato i tendini! - commentò Francolino.
- Te l'avevo detto! Lo stretching di suor Maddalena è una tortura tremenda! Per questo dovevamo continuare a correre!
- Bene! Ora tu.
Suor Eustachia era giunta di fronte a Francolino.
- Coraggio, divarica di più! - e gli afferrò le caviglie. Cominciò a fare forza, sempre di più e francolino sentiva le sue gambe spezzarsi. Sarebbe finito anche lui paralitico come il suo compagno? Avrebbe infine soccombato... soccombuto... socco... Sarebbe infine stato sopraffatto da quell'odioso nemico?
Francolino trasse un profondo respiro, poi con rapidità afferrò con le mani i polsi della suora e tirò indietro le gambe con tutta la sua forza. Suor Maddalena fu presa alla sprovvista: cadde in avanti, vicino a Francolino. Il bambino fu pronto: si rotolò liberandosi dal peso della suora e le saltò addosso, immobilizzandola tenendole un braccio contro il mento.
- Ok, sorella! Adesso hai finito di rompere! Ora qui sono io che comando, chiaro?
La suora sembrò per un attimo impressionata. Ma poi sorrise.
- Ah, bambino... non credo tu sia nella posizione di dettare condizioni.
- Io credo di sì, invece - ribatté Francolino, serrando di più la presa attorno al collo della suora.
- Io credo di no invece...
- Io credo di sì invece...
- Io credo di no invece...
- Io credo di sì invece...
- Io credo di no invece...
- Io credo di si invece...
- Io credo di no invece...
- Io credo di si invece...
- Io credo di no invece...
- Ma cosa?
- Che?
- Chi è che sta parlando? Ho perso il filo delle battute...
- Guarda, una scimmia a tre teste! - esclamò suor Maddalena. A Francolino sembrò patetica:
- Ma credi davvero che io sia così stu...
Non riuscì a finire di parlare che si sentì scaraventato in aria. La suora era riuscita con un gesto fulmineo a liberarsi dalla presta e a colpirlo con forza. Quindi, con un balzo stile Jackie Chan si rimise in piedi: come poteva una vecchia essere tanto abile?
Francolino riatterrò a poca distanza. Era stato colto alla sprovvista, ma subito si ricompose, assumendo la posizione dell'orso.
- Oh! E così conosci le arti marziali!
- Sono cintura nera di Tai Chi Chuan, Aikido e Ju Jitzu, vecchia. Per cui è meglio se ora ci rimandi in dormitorio senza troppe storie.
- E io sono cintura nera di Karate, Wushu, Muay Thai e Kon Gi Roh
- Non esiste il Kon Gi Roh!
- Ah, no?
E gli si scagliò contro con un urlo. Francolino evitò l'avversaria e cercò di sferrarle un calcio, ma lei si era già girata e riuscì a pararlo con l'avambraccio. I due si affrontarono in una presa, facendo forza l'uno contro l'altra, senza che nessuno dei due prevalesse.
- Bambino! Ora proverai il mio Colpo-del-Serpente-a-Sonagli™!
- Bene! Perché io mi difenderò con il Morso-Della-Mangusta™!
- E cosa potrà la tua mangusta contro la mia tecnica della Tigre-del-Bengala™?
- La tigre sarà sopraffatta dalla Corsa-dell'Elefante-Pazzo™, vecchia!
- Che incontrerà la sua tomba contro la tecnica del Fiume-in-Piena™!
- E che sarebbe? Un flusso mestruale abbondante?
Bastò quel minimo istante di distrazione perché suor Maddalena riuscisse a far perdere l'equilibrio a Francolino, spostando il proprio peso su un lato: era finita. Con entrambe le braccia sollevò il bambino e lo lanciò in aria, sopra la propria testa.
- E adesso proverai il - si fece silenzio, tutto divenne buio e un fascio di luce proveniente da chissà dove illuminò gli occhi spiritati della suora - COLPO SEGRETO DELLA MADDALENA™!
Suor Maddalena fece un balzo e cominciò a roteare su se stessa, mentre il velo si sollevava sulla sua testa come percorso da una scarica elettrica. Colpì Francolino con il suo calcio rotante, mentre egli ricadeva al suolo. Fu colpito in piena pancia e scaraventato contro uno dei quattro muri che cingevano il cortile. L'impatto fu tale che penetrò fin dentro il muro, lasciando la propria sagoma impressa in esso. Rimase conficcato in quel modo per qualche istante, con lo sguardo perso nel vuoto, poi ricadde in avanti e finì per terra, a faccia in giù, mentre attorno a lui si spandeva una chiazza di sangue.
I bambini guardarono terrorizzati. Billy sospirò: alla fine le suore avevano avuto la meglio anche su Francolino.
- Be', credo che sia morto. Succede nelle arti marziali... - commentò suor Maddalena. - Lasciamolo lì, ci penseranno i corvi a fare pulizia. Voi potete tornare nel dormitorio ora.

***


Francolino non era morto. Quando riprese conoscenza il sole era ormai calato. In cielo brillavano poche stelle, poche deboli fiammelle che sopravvivevano in un mare oscuro. Lentamente, appoggiandosi al muro, si rimise in piedi e, barcollando, raggiunse la porta che riconduceva all'interno. Che ora era? La Suora Guardiana stava pattugliando i corridoi? La vista di Francolino era offuscata, nel buio non riusciva a riconoscere la strada. Cominciò a camminare seguendo il muro, senza sapere esattamente dove stesse andando. Raggiunse delle scale. A quale piano si trovava ora? A che piano si trovava il dormitorio? Era il terzo? Non riusciva a ricordare. Cominciò a trascinarsi su per gli scalini. Continuava a sanguinare da qualche parte, ma non era in grado di individuare il punto delle ferite. Si concentrò sulle scale, concentrando i suoi sforzi per riuscire a salire, sperando di non incontrare la Guardiana. Cosa improbabile: lei vedeva ogni cosa, percepiva i bambini nei corridoi del convento anche a grande distanza. Raggiunse finalmente il terzo piano. Osservò il corridoio che riportava al dormitorio, poi si volto e continuò a salire. Non sapeva perché, in quello stato non riusciva neanche a pensare. Seguiva solo un istinto che lo guidava. Allo stremo delle forze, salì ancora di un piano, poi ancora un altro. Nessuno era mai salito ai piani superiori. Raggiunse il quinto piano e si ritrovò in un corridoio uguale agli altri ai piani inferiori. Lo seguì fino in fondo, svoltò a destra. Ai lati del passaggio erano poste molte porte, ma lui continuò a camminare, in una sorta di trance (che non è un uomo con i capelli lunghi e le tette finte: quello è il trans, e non c'entra niente con questa storia). Camminò fino in fondo al secondo corridoio, trovandosi di fronte una porta chiusa. Chiuse gli occhi e vi appoggiò l'orecchio.
- Oggi ne sono morti altri due.
Sembrava la voce di suor Lidia quella!
- C'è il giorno delle visite domenica. I genitori si insospettiranno.
- Sì, è tempo...
Sembrava che dietro quella porta fossero riunite tutte le suore. Ma di che parlavano?
- E se aspettassimo proprio domenica? Sarebbe bello porgere il sacrificio proprio nel giorno dedicato a nostro signore. In più offriremmo anche i genitori dei bambini.
- Sì, è vero... Ma è troppo rischioso. Troppe persone. Se qualcuno si salvasse potrebbe raccontare...
- Giusto. Allora domani sera.
- Domani sera. Li porteremo nella cappella e li immoleremo.
Francolino riconobbe anche le voci di suor Giovanna, suor Maddalena e della suora Guardiana. Erano tutte riunite lì, dietro quella porta. Cos'è che intendevano fare? Uccidere tutti quanti i bambini? E perché?
- Che sia domani sera. Poi procederemo come consuetudine.
- Peccato doverci limitare a questi pochi bambini però...
- Pazienza suor Lidia. Noi siamo suore insegnanti. Per ora il nostro compito è occuparci solo dei bambini. Giungerà il momento in cui potremo fare di più...
Aveva udito abbastanza. Doveva tornare al dormitorio.
- Adesso torniamo alle nostre stanze e dedichiamoci alla preghiera. Oltretutto non siamo sole...
Chi era la suora che aveva parlato? Francolino non ne riconobbe la voce. Rinvenne all'improvviso: doveva scappare. Senza sapere come, riuscì a ritrovare le energie per correre più veloce che poté verso le scale, mentre dei passi si avvicinavano alla porta. Era vicino alla svolta per il corridoio principale: la porta della stanza in cui erano riunite le suore si spalancò, proprio nel momento in cui Francolino sparì dietro il muro. La Guardiana ispezionò con attenzione il corridoio, senza trovare nessuno.

- Ok, adesso ascoltatemi tutti. - esordì Francolino, spalancando la porta del dormitorio.
- Francolino! Sei vivo!
- Sì. Ma ora mettetevi tutti a letto e fate finta di dormire. La Guardiana sta venendo ad ispezionare il dormitorio. Quando sarà andata via vi darò le istruzioni...
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The Incredible Machine, ovvero Demenza Giapponese™

| martedì 10 luglio 2007
Ma swaus! Dopo circa sei mesi di silenzio, questo è un periodo di grande attività per la P.B.B. (leggi: per H-Award.32): ben due post in un poche ore! E vi annuncio, oltre alle prossime puntate del serial horror che ha appassionato il mio condominio, anche una prossima pubblicazione per la serie Favole Tradizionali. Ma ora parliamo di Giapponesi!

Questi giapponesi, non finiscono mai di stupirci! Dopo Mai dire Banzai e i Power Rangers... Un'altra prova di imbecille genialità, prerogativa indistinguibile dei nostri simpatici amici dal muso giallo e la ptosi palpebrale. Fate particolare attenzione alla colonna sonora!

3

IL COLLEGIO DELLE SUORE CATTIVE - quarta puntata

| giovedì 5 luglio 2007
QUARTA PUNTATA - la suora Guardiana

Maria superò i tre incroci della ventinovesima strada passando con il rosso, rischiò di mettere sotto un paio di vecchiette ubriache che tentavano di attraversare la strada e recise seccamente uno specchietto ad una Mercedes SLK. Quest'ultimo atto fu volontario. Giunse infine in una via male illuminata nei sobborghi di Ilopan, curvò usando il freno a mano e inchiodò davanti a quello che, a quanto riportava un cartellone attaccato con lo scotch all'ingresso, doveva essere un bar.
- Le dò un'occhiata alla macchina? - le disse una voce. Si trattava di un vecchio negro che stava seduto per terra all'ingresso del bar.
- Ma lei non è cieco? - osservò Maria, notando gli occhiali neri e il bastone telescopico del vecchio. Il vecchio sorrise:
- Oh! A volte poter vedere non fa alcuna differenza... Sono ben altre le cose che ci vogliono per affrontare tali pericoli...
- Ma che sta dicendo? Quali pericoli? Oh, e va bene, che ho fretta! - Maria gli lanciò gli spiccioli che aveva nel portafoglio e si diresse senza perdere altro tempo ad un portone all'altro lato della strada.
- Grazie signora! La sua generosità verso questo povero vecchio verrà ricompensata!
Ma Maria non lo ascoltava più. Individuò il nome sul citofono aiutandosi con la luce emessa dallo schermo del suo cellulare, perché le luci che dovevano illuminare le targhette erano tutte fulminate. Eccolo: Eddi Marfi. Suonò con insistenza, fino a quando non rispose una voce assonnata:
- Ma chi è...
- Aprimi Ed, sono Maria.
Salì le scale di corsa, su per i quattro pianerottoli fatiscenti.
- Cos'è, stasera non ti sentivi in vena di troieggiare con le tue amichette? - Eddi la aspettava sulla porta.
- Che ci fai là sopra? - Maria lo guardò. - E comunque non sono venuta per discutere ancora di questo argomento.
- Ok... Entra. - Eddi lasciò che Maria entrasse, poi balzò per terra e richiuse la porta dietro di sé. Era un ragazzo piuttosto attraente, anche se trascurato. Doveva stare dormendo, a giudicare dagli occhi cisposi. Con i capelli biondi troppo lunghi, la barba di quattro giorni, con dei boxer azzurri a righine e una maglietta intima, non si sarebbe detto che Eddi fosse uno dei più brillanti giornalisti della regione. Era anche il ragazzo di Maria da circa un anno: era stato lui ad aiutarla quando la polizia stava per beccare il suo traffico di droga al parco e a fare in modo che ne uscisse pulita.
- Allora, che c'è? - chiese bruscamente. Non gli piaceva che la sua ragazza lavorasse come spogliarellista.
- Eddi... Tu... Devi aiutarmi... - e scoppiò in lacrime.
- Ehi... Ma che hai?
La prese tra le sue braccia.
- Amore, che è successo? - cercò di calmarla accarezzandole i capelli.
- E' Francolino... - e la voce fu rotta da nuovi singhiozzi.
Eddi la strinse ancora, finché non ebbe smesso di singhiozzare. Le fece sedere su una poltroncina in sala da pranzo e le versò una camomilla.
- Allora, che ha combinato quel demonio questa volta?
- Eddi... Ora è in un collegio...
- Ah, bene! Allora dovresti essere più tranquilla...
E Maria ricominciò a piangere disperatamente.
- Che ho detto?
- Ed, io lo devo riportare a casa!
- Credo di non capire...
Ci volle una buona mezz'ora e due pere di eroina perché Maria riuscisse a calmarsi e infine a raccontare a Eddi di Francolino e del collegio.
- San Ruperto Maria Coglione? Wow! Deve essere stato fatto santo per il nome!
- Sì, è quello che ha detto la suora...
- E perché pensi che sia addirittura in pericolo? Francolino ha bisogno di qualcuno che lo faccia rigare dritto con le maniera forti.
- Ma quella suora... Dovevi vederla Ed... Aveva degli occhi... E dei baffi... E una fionda...
- Mmm... E va bene, facciamo una cosa: più tardi faccio un paio di telefonate e cerco di sapere qualcosa di più su questa suor Lidia e questo convento dal nome improbabile, ok?
Maria sembrò rasserenata.
- Adesso tu finisci la camomilla e poi ti vai a fare un bel bagno caldo per rilassarti. - Maria, ancora con le lacrime che le bagnavano il viso, gli sorrise.
- Oh, Eddi... Se non ci fossi tu.
Lui corse ad abbracciarla.
- Coraggio tesoro, vedrai che di sicuro non è niente...
Le accarezzò la schiena, le poggiò l'altra mano sul capo, massaggiandola delicatamente. Maria chiuse gli occhi e si lasciò andare, mentre Eddi le baciava la fronte.
- Credo che adesso si aspettino che trombiamo. - le sussurrò in un orecchio.
- Si aspettano chi? - gli domandò Maria, sorridendo mentre lui faceva scorrere la mano sul suo ventre.
- Quelli che ci stanno leggendo...
- Quelli che... - sobbalzò e gli bloccò la mano. - Come quelli che ci stanno leggendo? Vuoi dire che se io... cioè... Loro vedono quello che facciamo?
- Per forza... Se loro non leggessero noi non esisteremmo... E se trombiamo senza che loro lo leggano è come se non trombassimo affatto... Per cui... - e le saltò addosso arrapato come un barboncino. Lei lo scansò e si mise in piedi.
- Ma non ci penso nemmeno! Per chi mi hai preso?
- Ma scusa... Da quando è un problema farlo davanti a qualcuno?
- Ma che c'entra! Quello è un lavoro! Ci prendo dei soldi! Ora sarebbe solo per far attizzare un po' quel segaiolo di Flatline! Gratis per di più!
- Be', sarebbe un'opera di bene...
- Preferisco l'astinenza fino alla fine di questa storia ridicola piuttosto che fare quest'opera di bene! Ma guarda tu questi pippaioli schifosi... - e si avviò infuriata verso la porta.
- Ora dove vai?
- A dormire!
- E dove se non hai nemmeno una casa? Resta qui almeno!
- Sì, così mentre dormo mi fai i tuoi massaggini "rilassanti" e quei porci allupati si fanno le seghe davanti al monitor! No, grazie! Chiamami quando sai qualcosa!
E sbatté la porta, lasciando Eddi Marfi interdetto, solo al centro della sala da pranzo.
Raggiunse di nuovo la macchina. Il vecchio cieco non c'era più
- Ah, guardarmi la macchina! Lo sapevo!
Girò la chiave e partì facendo fischiare le gomme. Sarebbe andata a dormire a casa di Carola, lontana dagli occhi indiscreti di questi lettori.
Eddi, al quarto piano del palazzo sgarrupato all'altro lato della strada, sembrava irrequieto: pensieroso, rimase ad interrogarsi per alcuni minuti, poi balzò in piedi, andò allo stereo e mise su I'm too sexy dei Right Said Fred.
- Uff... E va bene, ok! Immagino che adesso questo tempo va recuperato in qualche maniera! De sciò mast go on! Sono un professionista io...
Chiuse gli occhi, respirando profondamente. Quindi cominciò a muoversi e a dondolare a tempo di musica, dandosi schiaffetti sulle natiche e, sfiorandosi con le mani e ansimando voglioso.
- Mmm... Sì... E' questo che volevi, vero? - domandò, con la voce più calda che gli riuscisse. Era sufficientemente eccitato: si calò i boxer e con la man oz des tr
***


Ma meglio tornare all'interno dell'oscuro maniero che sorge imponente e grave sulla vetta del Montecassolo. La sera rappresentava il momento più sereno della giornata nel collegio di San Ruperto Maria Coglione al Montecassolo: i bambini, dopo aver cenato ed essere stati sorvegliati uno ad uno durante l'ultima minzione quotidiana, venivano accompagnati da suor Lidia e suor Giovanna nel dormitorio. Questo consisteva di un unico enorme lunghissimo stanzone, in cui trovavano posto una quarantina di letti, uno accanto all'altro, con il lato del cuscino posto contro una delle due pareti più lunghe. Ogni bambino possedeva un tavolino di legno come comodino, con un cassetto senza serratura. Su ogni comodino c'era una lampada, tuttavia la corrente veniva tolta alla stanza alle ore 9, quando le suore si ritiravano nelle loro stanze, ai piani superiori.
Dopo il primo giorno di collegio, Francolino ne aveva già abbastanza. Si sedette sul suo letto e rimase a studiare la struttura del dormitorio per circa venti minuti. Vi erano delle finestrelle per il ricambio d'aria, in alto, subito sotto al soffitto, ad un'altezza di circa quattro metri da terra.
- Anche se potessi raggiungerle, non potresti fare altro che buttarti di sotto - lo informò Billy.
- Ci avevamo già pensato. Qui siamo al terzo piano, da un lato le finestre danno sul cortile: un salto di almeno trenta metri. Dall'altro si affacciano in un burrone.
Francolino non sembrò desistere.
- Ok, allora ce ne andiamo dalla porta principale. - disse determinato. E fece per alzarsi.
Billy scattò a sedere sul letto:
- Ma tu credi di essere tanto più sveglio degli altri che ti hanno preceduto?! Te l'ho detto, qui dentro sono rinchiusi i bambini più dotati del paese. Abbiamo provato a scappare decine di volte. E ti assicuro che non c'è modo. L'unica soluzione è resistere. Resistere fino alla fine dell'anno, sperando di riuscire a non cedere al controllo mentale delle suore. E a sopravvivere, s'intende...
- E quanti sarebbero quelli che riescono ad arrivare alla fine dell'anno senza trasformarsi in degli automi?
Billy sembrò interdetto...
- Allora?
- Bè... In realtà qui siamo arrivati tutti quest'anno. Nessuno sa nulla di bambini di anni precedenti... Non ce n'è neanche uno...
- Il che significa che probabilmente nessuno di loro è ancora vivo... Pertanto io m'inventerò qualcosa per uscire di qui. Tu fai ciò che vuoi.
Billy si rimise giù. Francolino aveva ragione. Ma non c'era modo di scappare o mettersi contro le suore.
- Tu morirai, come gli altri. - gli disse. - Di notte non c'è modo di uscire dal dormitorio. Tu credi che le suore non ci controllino?
- E se uno deve andare a pisciare?
- Puoi usare l'orinatoio sotto al letto... Silenzio! - di colpo Billy si mise le coperte sulla testa.
Dal fondo della sala provenne un raggio di luce: qualcuno aveva aperto la porta.
- Stai giù e non muoverti! - gli sussurrò. - Fai finta di dormire.
Qualcuno dal fondo della sala scrutò nel buio per alcuni istanti. Poi se ne andò sbattendo la porta.
- Hai capito ora? Controllano che siamo tutti a letto e che dormiamo...
- Per tutta la notte?
- Sì, tutta la notte...
- Mmm... E ogni quanto tempo la suora viene a controllare?
- Mah... Sarà ogni mezz'ora... Ma anche meno frequentemente a notte inoltrata.
- Perfetto, quindi c'è tutto il tempo di sistemare le proprie cose e andare via...
Billy sospirò... Alcuni bambini, accanto ai loro letti, li guardavano con sguardo spaventato, ma speranzoso. Si guardarono, poi Billy esordì:
- Allora... Come lo vuoi fare?
- Per raggiungere le finestrelle e calarsi giù non c'è tempo a sufficienza. Dobbiamo per forza uscire dalla porta. Usciremo solo io e te, per non fare rumore...
- Come? - protestò un bambino grassoccio.
- Dobbiamo essere silenziosi! - spiegò Francolino. - Una volta usciti potremo organizzarci per venire a salvare voi altri. Dovremo agire rapidamente e sbrigarci a raggiungere un'uscita.
- Il portone è chiuso, una serratura troppo pesante da forzare.
- Cercheremo un ingresso secondario. Sicuramente ce n'è uno verso la cucina, per agevolare lo scarico delle merci alimentari.
- E come facciamo a forzare le serrature se le suore requisiscono all'ingresso ogni oggetto anche lontanamente utilizzabile per atti vandalici?
Francolino sorrise. - Secondo me queste suore non sono così furbe come dici tu...
E, infilandosi una mano nel posteriore, ne tirò fuori un sottile astuccio di plastica. Ne svitò il cappuccio ad una delle estremità e tirò fuori un lima, un coltellino stretto e lungo, ma molto affilato, un minuscolo accendino e un elastico.
- Questo è il mio set di sopravvivenza. Non me ne separo mai.
Billy era sorpreso.
- Ok, aspettiamo che ritorni e poi andiamo...

La porta si riaprì dopo circa mezz'ora, la suora controllò che tutti dormissero e andò via. Ma Francolino e Billy non si alzarono subito dai loro letti. Aspettarono che la suora completasse una nuova ronda, dopo circa tre quarti d'ora. Quando fu uscita dal dormitorio per la seconda volta, i due bambini saltarono giù dal materasso, mentre i passi della sentinella si allontanavano nei bui corridoi del convento. Trattenendo il respiro schiusero leggermente la porta e attesero... Solo un inquietante silenzio: la suora non doveva più essere nelle vicinanze. Sgattaiolarono lungo il corridoio, radenti al muro e con le scarpe in mano per non far rumore. Procedevano lentamente nell'oscurità, che tuttavia in quell'occasione era loro alleata, nascondendoli alla vista. Procedettero sotto la guida di Billy, che conosceva l'edificio meglio di Francolino, fino alle scale. Guardarono di sotto: la poca luce che proveninva dai finestroni impediva di vedere chiaramente, ma non sembrava esserci nessuno nella tromba delle scale. Francolino fece cenno di scendere. Scesero in fretta perché le scale erano un punto pericoloso: potevano essere visti dall'alto in qualsiasi momento.
Giunsero al piano terra e Francolino si fermò, nascondendosi dietro al muro. Ma Billy gli fece segno di continuare: la cucina era al piano seminterrato. Guardarono su: nessuno. Rapidamente scesero ancora un altro piano: si ritrovarono all'imbocco di una lunga galleria, senza alcuna fonte di luce. Billy fece cenno di continuare. Quando gli occhi si furono abituati meglio al buio profondo, poterono individuare il percorso: il corridoio continuava per circa venti metri, ai lati c'erano alcune porte. Ma la cucina era in fondo, dietro un arco di pietra. La raggiunsero: c'era una porta di legno, sufficientemente spessa per poter essere la porta d'ingresso secondaria. Francolino estrasse la lima e il coltellino, fece per infilarli nella serratura...
- Fermi! - urlò una voce dietro di loro. Una voce spettrale, rauca e stanca. Rimasero immobili, senza voltarsi. Billy sapeva che sarebbe morto, come era successo ai bambini che avevano tentato di evadere prima di lui: nessuno l'avrebbe più visto tornare nel dormitorio. Le suore l'indomani avrebbero detto che nella notte qualcuno aveva profanato la calma e la tranquillità di quel luogo di preghiera. E che sarebbe stato meglio che nessuno si facesse più venire strane idee in testa d'ora in avanti. Sentì dei passi, poi un rumore come di una sciabola che fende l'aria. Un urlo. Di un bambino. Si voltarono di colpo e videro tre bambini, tra cui quello grassoccio, ai piedi delle scale, in fondo al corridoio. In piedi, sull'ultimo gradino, la suora Guardiana: una figura alta e magra, un'ombra nell'ombra.
Billy fece per muovere un passo, ma Francolino lo trattenne tempestivamente. Lo tirò dietro il grosso forno: la suora non li aveva visti. Aveva invece sorpreso i tre sciocchi che li seguivano. Uno fu acchiappato e scaraventato contro il muro.
- La notte è fatta per dormire. O per pregare. - disse la suora. - Poiché non avete sonno, utilizzeremo questo tempo per fare penitenza.
Raccolse i tre bambini indifesi e li sbatté contro il muro. Quindi sollevò in aria un braccio lungo e scheletrico. All'estremità Francolino poté scorgere delle lunghissime unghie, affilate come rasoi, che si abbatterono sulle schiene dei tre bambini, che cominciarono a gemere. Continuò a colpirli, lacerando la pelle delicata delle piccole schiene, da cui colava sangue e sudore.
- Basta! - urlavano i bambini.
- Basta? - la suora sorrise. - Gioite! Dovete gioire della penitenza! Purificatevi! Purificatevi bestie!
Ma il bambino ciccione decise di ribellarsi: si voltò con uno scatto e, urlando, si abbatté sulla suora, gettandola a terra. Gli altri due, prendendo coraggio dal loro amico, si buttarono anch'essi alla carica. Corsero, le si scagliarono addosso, dimenandosi. Sentirono il proprio corpo farsi pesante, mentre una strana sensazione di calore si espandeva sul loro ventre. Osservarono le unghie affilate della suora penetrate nei loro pancini, mente il sangue sgorgava caldo dalle ferite, e si afflosciarono privi di vita quando, con un gesto, gli artigli terminarono di lacerare i loro intestini. Il bambino grasso rimase immobile, seduto sul petto della suora guardiana, pietrificato per lo shock.
- Insolente! - gli sussurrò la suora. Un gesto fulmineo e la grassa testa del bambino rotolò sul pavimento, accanto ai corpi squartati dei due amici. La Guardiana si risollevò, facendo rotolare la carcassa decapitata su un lato. Senza scomporsi, trascinò i corpi uno ad uno in una cesta accanto al frigorifero. Francolino e Billy chiusero gli occhi, tentando di rimanere più fermi che potessero, immaginando di fondersi con le pareti metalliche della cucina. Temettero di esser scoperti quando sentirono il movimento d'aria della suora che si voltava, proprio accanto al forno. Ma subito dopo udirono i passi che si allontanavano:
- Dirò a suor Giovanna di fare lo spezzatino per domani sera...
Con attenzione doppia rispetto all'andata, Billy e Francolino tornarono nel dormitorio: il rumore del coltellino nella serratura avrebbe senz'altro attirato la suora Guardiana. E non era un avversario da sottovalutare. Richiusero la porta del dormitorio e si infilarono nei loro letti. Francolino reinserì il suo kit del piccolo scassinatore nel nascondiglio consueto.
- Frank, Cicci e Pitt il Grasso sono morti. - annunciò ai compagni. Chiuse gli occhi e si addormentò.
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IL COLLEGIO DELLE SUORE CATTIVE - terza puntata

| lunedì 2 luglio 2007
Terza puntata - la leggenda della Madre Superiora®

Maria non riuscì a dormire per due giorni dopo l'incontro con suor Lidia. Poi capì che la vecchia fonderia, con le sue pialle, saldatori e incudini non era il luogo migliore per conciliare il sonno e si decise a cercare un appartamento. Da un lato si sentiva più tranquilla ora che non doveva più badare a Francolino (e guardarsi dai suoi tentativi di omicidio), tuttavia era presa da una forte angoscia per ciò che poteva essere successo a suo figlio. In quel periodo lavorava come spogliarellista in un locale per lesbiche: come lavoro non era la sua massima aspirazione, ma la paga era buona, senza contare le mance. In più era meno pericoloso che lavorare per dei camionisti arrapati (salvo alcune eccezioni).
Carola, ballerina svedese dalle prorompenti curve, si accorse subito che Maria aveva qualcosa che non andava, quando al posto del costume da cameriera Maria indossò sovrappensiero il costume da Denver il dinosauro.
- Cos'hai che non va? Hai di nuovo sciolto l'eroina nel Whisky?
- Nono... Cioè, anche... Ma non è questo... Sono preoccupata per mio figlio... Forse non avrei dovuto mandarlo in quel collegio...
- Ma no... E' una cosa positiva in fondo. Aiuta i bambini a rendersi autonomi. Se non sbaglio ha già sette anni: a quell'età in Svezia se non sei scappato di casa almeno una volta chiamiamo lo psicologo...
- E' che... Non so, quelle suore avevano qualcosa di strano...
- Susu, tranquilla Maria... HAI DETTO SCUORE??
- No, ho detto SUORE.
- E sì... Era un errore si battitura! Ma... hai mandato davvero tuo figlio in un collegio di suore?
Poi, accortasi dell'espressione sconcertata di Maria alla sua reazione, Carola cercò di ricomporsi e fare la vaga.
- Pensi che sia stata una cattiva idea?
- Eh? Nono... Perché... In fondo le suore sono così brave con i bambini... Lo sanno tutti...
- Sì, questo mi rincuora...
- Certo, mio cugino Jostein dopo aver passato un anno dalle suore è diventato autistico, ma... - rise - sempre stato un tipo strano il cugino Jostein...
- Dici? Mio figlio starà bene secondo te?
- Ma sì, Maria! Tranquilla! Il figlio di una mia amica è stato in un collegio di suore. Si è suicidato dopo una settimana, povero bambino. Sentivano dei tonfi provenire dalla camera e l'hanno trovato con lo spazzolino da denti conficcato nella fronte... Ma questi bambini... Valli a capire... Probabilmente non era riuscito a finire l'album delle figurine...
- Ma Carola... Che stai dicendo? Mi fai preoccupare...
- Ma no, Maria! E perché? Solo perché i gemelli Fiorani dopo essere stati in un collegio di suore hanno trascorso il resto della loro vita a ripetere incessantemente la stessa identica frase "Hai visto mio fratello?" non devi preoccuparti... I gemelli sono sempre tipi strani, lo sai...
Maria cominciò a lacrimare. - Devo andare a riprendermi mio figlio...
- Ah! Poi c'è il figlio di un mio amico d'infanzia. Lui è diventato albino!
Maria si era sfilata il costume da Denver.
- Maria, è presto per togliertelo! Sapevi che i bambini che stanno in collegio dalle suore hanno un rischio dieci volte maggiore di ammalarsi di leucemia? Ma dove vai?
Maria era corsa via, sbattendo la porta e precipitandosi furiosa verso l'auto, mentre Carola le gridava:
- Le suore ci sanno fare con i bambini!! Pare che anche Hitler fosse andato a scuola dalle suore!
Ma la ragazza era già lontana. Conduceva la sua auto tra le strade buie di Ilopan, con l'angoscia che le appesantiva il cuore, e le faceva consumare il doppio di benzina, per quelle strade dimenticate dalla gioia, ora dimora della disperazione, giù nello Sprawl...

***


Francolino era subito stato portato da suor Lidia nell'aula, dove già era iniziata la lezione. Si trattava di una grande stanza dagli spessi muri di pietra. Ad una delle pareti era appesa una lunghissima lavagna nera e in un angolo stava immobile uno scheletro umano, con espressione beffarda sulla faccia d'ossa. Suor Lidia si accomodò su una grossa sedia dietro la cattedra: una grossa sedia di legno, con un alto schienale. Si sarebbe detto quasi un trono.
- Vai a sederti nel posto libero! - gli ordinò suor Lidia.
Tutti i bambini stavano fermi e immobili. Francolino si disse che dovevano essere tutti dei secchioni imbecilli: sarebbe stato facile ricostruire il suo racket e forse sarebbe riuscito a guadagnare ancora di più in quel posto.
- Bene. riprenderemo con la lezione di scienze. Ma prima...
E Francolino capì che cos'era quell'enorme sedia che suor Lidia utilizzava: una comoda. Infatti la suora si alzò un po' l'abito, abbassò sottana e mutandone, e, seduta sul pezzo d'antiquariato, cominciò a liberarsi dei prodotti della sua digestione.
- Cosa guardi? - intimò a Francolino. - Non hai mai visto una comoda? Era in uso ai tempi medievali. E siccome qui non abbiamo tempo da dedicare ad altro che non sia la preghiera e l'insegnamento, ne abbiamo reintrodotto l'utilizzo. Era un grande privilegio per qualcuno essere ricevuto dal suo Duca o Principe mentre era seduto su una comoda!
Per la prima volta in assoluto in vita sua, Francolino si sentiva spaventato. Era sempre stato certo che nulla avrebbe potuto smuovere il suo animo insensibile, non avrebbe potuto attuare i metodici pestaggi nei bagni della scuola altrimenti... Eppure sentì che sul suo viso si era disegnata un'espressione intimorita, di soggezione.
- Ora siediti lì buono, come i tuoi compagni di classe... - E con quella frase, pronunciata con tono eloquente, Francolino capì che i bambini di quella classe non erano affatto dei secchioni stupidotti: erano stati ridotti in schiavitù dalla suora, incapaci di ribellarsi di fronte alla visione della vecchia seduta sulla comoda...
- Benissimo... Vaccacicova! - Urlò improvvisamente.
Uno dei bambini si alzò in piedi tremando. - S-s-s-sì suor Lidia?
- La volta scorsa abbiamo parlato delle differenze tra i mammiferi e gli altri animali... Te le ricordi?
Il bambino sembrava sul punto di scoppiare in lacrime. Era visibilmente terrorizzato. Respirò profondamente e provò a parlare:
- I mammiferi... i mammiferi...
- Avanti. - lo incoraggiò suor Lidia, che nel frattempo si era ritirata su la sottana e si stava alzando.
- Ecco, i mammiferi hanno i peli...
- Bene. Continua... - la suora aveva lasciato la cattedra e si stava avvicinando verso il bambino.
- E poi... - Vaccacicova tremava di più ad ogni passo della suora verso di lui.
- Ho detto continua...
- E poi... I mammiferi...
Era ora davanti all'alunno e lo fissava con sguardo severo.
- I mammiferi... hanno... l'anima?
L'espressione di suor Lidia si fece severa. Vaccacicova capì di aver sbagliato e cominciò a piangere.
- L'anima... - commentò suor Lidia. - Sai quali sono gli unici animali ad avere l'anima, bambino?
Vaccacicova non rispose: tremava e piangeva, ormai senza neanche cercare di trattenersi.
- L'uomo! L'uomo soltanto ha il dono dell'anima! Ma evidentemente non tutti gli uomini. TU, per esempio! Probabilmente Dio si è dimenticato di darti un'anima, altrimenti con essa avresti posseduto anche un'intelligenza! E sai cosa ne è delle persone senza intelligenza? Finiscono buttate in mezzo alla strada senza una casa né un lavoro, feccia della società, peso per la gente per bene. E verranno maltrattati e schifati dalle persone, che li calpesteranno con noncuranza quando, inginocchiati all'uscita da una chiesa o all'ingresso di una metropolitana, chiederanno l'elemosina. Ma ciò che è peggio, è che una volta lasciata quest'esistenza miserabile, saranno condannati a bruciare nelle fiamme infernali per l'eternità! Proprio come te!
- Nooooo!! - urlò Vaccacicova. E si accasciò sul suo banco, nascondendo la faccia tra le manine, bagnate dalle lacrime.
- Sì! Per l'eternità! - Ripeté suor Lidia. E, dopo aver tirato a sé una delle manine del bambino, cominciò a sferzarla forte con ripetuti colpi di bacchetta, mentre Vaccacicova continuava ad urlare.
Francolino osservava con freddezza. Poteva apprendere molto da quella sorella...
Trascorsero le tre ore di lezione mattutina: altri due bambini furono percossi, uno fu costretto a tirarsi giù pantaloni e mutande ed essere sculacciato a turno da tutti i compagni di classe. Ma infine arrivò l'ora del pranzo.
- Bene, prima del pranzo tutti ai bagni per fare pipì e lavarvi le mani.
Francolino seguì gli altri bambini, pronto al suo primo guadagno nel collegio, ma ebbe una brutta sorpresa: i bagni non erano affatto come se li era spettati, non c'erano vani con i gabinetti, porte cigolanti, o ampi lavabi in cui affogare i bambini riluttanti a pagare... Il bagno era costituito da una grossa stanza, al centro della quale era costruito un unico gabinetto. Senza muri né porte. E accanto al gabinetto una sedia, su cui si accomodò suor Lidia.
- Va bene. Cominciate.
I bambini si disposero in fila. E Francolino si unì al gruppo. Davanti a lui stava un bambino con i capelli corti da teppistello e gli occhi color ghiaccio.
- Ma che cavolo ci fa fare? - sussurrò Francolino
- Fai silenzio - gli rispose a bassissima voce il bambino davanti a lui, senza voltarsi.
- Ripeti quello che fanno gli altri e non fiatare. Le suore hanno tolto i bagni per evitare che ci tocchiamo...
- Che ci tocchiamo? E che vuol dire?
- Non lo so. Ora però fai silenzio, o finiremo male.
Così, uno ad uno, i bambini giungevano davanti al gabinetto e, sotto lo sguardo attento di suor Lidia potevano dare sollievo alla propria vescica. Era importante che non toccassero il piccolo membro con le mani, perciò la suora dava loro una specie di pinzetta di legno, con la quale potevano direzionare il getto. Se qualcuno si toccava il pisellino direttamente con le mani, questo gli veniva percosso dalla bacchetta di suor Lidia.
Finito il rituale della pipì, i bambini furono accompagnati giù per due rampe di scale, in una grande sala sotterranea. Qui erano disposte lunghissime tavolate di legno, attorno alle quali i bambini si accomodarono senza fiatare.
- Questa è la parte peggiore - disse il bambino con gli occhi di ghiaccio. Francolino aveva trovato posto accanto a lui.
- Tu sei nuovo, ma mi sembri uno tosto. Forse ce la puoi fare. Io mi chiamo Billy.
Gli tese la mano, che Francolino strinse con vigore. Gli piacevano quei gesti da adulti. Billy doveva essere un vero duro, lo si capiva dallo sguardo. Avrebbero potuto fare grandi cose insieme.
- Vedi tutti questi bambini? - gli spiegò - vengono un po' da ogni parte del mondo. Sono tutti i bambini più scalmanati, violenti e cattivi che esistano. O meglio, ERANO... Questo posto non è ciò che sembra. Le suore riescono a plagiare la tua mente, ti violentano l'anima, rimodellano il tuo carattere. La maggior parte di questi bambini sono diventati pupazzetti pronti ad eseguire ogni ordine delle suore. A molti bastano pochi giorni per crollare. I più forti resistono dei mesi. Ma alla fine tutti sono destinati a soccombere.
Francolino osservava con ossessiva attenzione ogni dettaglio della stanza, delle tavolate, dei bambini disposti ordinatamente come tanti soldatini. Una nuova suora era entrata in scena: più alta di suor Lidia, e anche molto più robusta. Anche questa possedeva dei baffetti, ma molto meno folti. Ed era vestita di bianco.
- Quella è suor Giovanna. - continuò Billy. - Lei è la guardiana della mensa. Adesso ci sarà la prova più difficile: se superi anche questa non ci sarà molto altro che ti potrà spaventare.
Suor Giovanna passava in mezzo ai tavoli con un grosso carrello con rotelle. Al suo passaggio i bambini dovevano consegnarle il piattino di plastica che avevano davanti a loro e suor Giovanna lo colmava di un liquido marrone fumante che tirava su da un contenitore dentro il carrello.
- Che cos'è? - chiese un bambino.
- Minestrone. - Rispose secca la suora. - Mangia, che se no muori.
- Purtroppo non è una metafora. - osservò Billy. - Mangia Francolino, senza guardare né annusare. Chiudi gli occhi e manda giù più in fretta che puoi.
Nel frattempo, Vaccacicova non aveva smesso di tremare e ora stava seduto ad uno dei capi del tavolo di fronte a quello di Francolino. Il bambino era violentemente turbato e non riusciva a mandare giù la sbobba.
- Che c'è? Non mangi? - gli chiese suor Giovanna.
- S-s-sì... Ora mangio suor Giovanna...
Cercò di sforzarsi a mandare giù un sorso di brodaglia, ma aveva lo stomaco completamente chiuso.
- Avanti! Mangia! Chi non mangia muore!
E così facendo strattonò il bambino, gli tenne la bocca forzatamente aperta con una delle robuste mani e gli ficcò in bocca un'abbondante cucchiaiata di minestrone.
Il povero bambino tentò di deglutire. Lacrimò abbondantemente, divenne rosso. Poi un'ondata di vomito fuoriuscì dalla sua bocca, sporcando la tavola davanti a sé nonché l'abito immacolato di suor Giovanna.
Nella sala si smise anche di respirare. Gli sguardi di tutti erano fissi su Vaccacicova e sul vestito vomitato di suor Giovanna. Il bambino era immobile, terrorizzato, ma allo stesso tempo soddisfatto per l'atto liberatorio. Suor Giovanna osservò per un attimo il suo vestito. Contrariamente a quanto tutti si aspettavano, non sembrava arrabbiata. Guardò Vaccacicova, sospirò. Poi gli comunicò:
- Andiamo dalla Superiora®.
Mai Francolino aveva visto un'espressione di tale terrore sul volto di qualcuno. Neanche quando minacciava i bambini della sua scuola di tirargli via le unghie con la macchinetta per togliere le spillette. Ci fu un mormorio nella sala.
Suor Giovanna acchiappò Vaccacicova per la collottola, apparentemente senza sforzo lo sollevò da terra, e uscì dalla sala.
- Lo porta dalla Superiora®...
- Chi è la Superiora®?
- La Superiora® è l'essere a capo di questo convento. Nessuno l'ha mai vista, ma abbiamo ragione di credere che risieda nelle stanze dell'ultimo piano. È davvero raro che qualcuno venga portato lì, avviene solo per cose gravissime: di solito le risorse delle suore sono più che sufficienti per far fronte anche a tutti i bambini messi insieme.
- E che cosa fa questa Superiora® ai bambini?
- Non lo sappiamo, ci sono solo voci. Una volte le suore hanno detto che mangia i bambini cattivi. Qualcuno invece dice che li tenga chiusi nel proprio armadio fino a farli morire di fame...
- Che minchiate!
- Può darsi. Fatto sta che tutti quelli che sono stati portati dalla Superiora® non hanno mai fatto ritorno...
Per Vaccacicova doveva essere trascorso il momento dello shock, poiché aveva ripreso a piangere, strillare, implorare. Urlava di no, di risparmiarlo, che avrebbe pulito il vestito di suor Giovanna con la lingua. Ma la vocetta divenne sempre più lontana, fino a non essere più percepibile: nella mensa rimase solo il silenzio, un silenzio intenso come un'esplosione, pesante come la morte.
- Ora è meglio che mangiamo. - disse Billy.
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IL COLLEGIO DELLE SUORE CATTIVE - seconda puntata

| mercoledì 27 giugno 2007
Seconda puntata - la suora cattiva

Maria e Francolino erano giunti davanti all'imponente portone del convento di San Ruperto Maria Coglione al Montecassolo. Maria osservava l'imponente portone di legno di quercia. Francolino continuava a ripeterle:
- Ti prego, Maria! Portami a scuola! Oggi è giornata di riscossione del pizzo dall'uomo delle merendine!
- Su.. Ora sta tranquillo
Tirò la catenella che pendeva alla destra del portone. Una catena lunghissima, che saliva in alto, fino a non versi più. Si udì un rumore sordo e lontano. Forse una campana... Maria ebbe un brivido.
- E va bene Francolino... Nessuno viene ad aprire... Forse staranno dormendo, andiamo...
Francolino fissava il portone.
- Loro non dormono mai...
Si sentì un ticchettio proveniente da dietro il pesante legno. Un rumore metallico, dapprima lieve e ritmico, poi sempre più forte. Un colpo. Due.
- E che cazzo! - urlò una voce disumana. Finalmente la prota si aprì.
- Questa serratura è difettosa... Si inceppa sempre!
Era scesa un'ombra cupa: il convento era sormontato da nere nubi. Maria impiegò un po' di tempo per riuscire a visualizzare l'essere che aveva aperto la porta. Quando ci riuscì ebbe un sussulto. Era una cosa alta più o meno un metro e dieci centimetri. Tutta nera. Con due cannocchiali al posto degli occhi e dei lunghi baffi grigi.
- Io sono suor Lidia. Ha portato il bambino...
- Ehm.. Sì... Buongiorno sorella...
La suora fece un passo fuori dall'uscio, lasciando il portone leggermente dischiuso. Al di là non si riusciva a vedere assolutamente nulla. Solo una tenebra profonda, come se la luce non potesse penetrane nel convento di San Ruperto Maria Coglione al Montecassolo.
La suora guardò il bambino. Lo scrutò attentamente. Accennò un sorriso sardonico.
- Bene giovanotto. Prendi la tua roba e seguimi.
- Bene, allora lo accompagno nella sua sostanza e poi...
- Non è necessario. - la interruppe suor Lidia. In questo collegio attuiamo un modello educativo innovativo. I nostri alunni devono essere completamente autosufficienti. Saluterà suo figlio qui. Potrà telefonargli il lunedì, il giovedì e la domenica sera. E vederlo nelle feste comandate.
- Un po' drastico... - Maria tentò di controbattere.
La risposta della sorella fu tagliente come una lama Shogun comprata alla televendita su TeleTuscolo, assieme ad una batteria di pentole in acciaio inox con fondo spesso tre centimetri alle prime cinquanta telefonate.
- È il santissimo metodo d'insegnamento del venerabile santo Ruperto Maria Coglione.
- Oh... Be'... Quindi San Ruperto era insegnante... È stato santificato per il suo metodo?
- È stato santificato per il suo nome. - rispose brusca suor Lidia.
- Ora bisogna andare. È già molto tardi...
Maria dovette arrendersi. Consegnò a Francolino la sua valigia.
- Mi raccomando. Fai il bravo. Ciao!
- Addio Maria...
La suora lo tirò per un braccio e Francolino fu subito inghiottito dal buio. Il portone si chiuse con un tonfo che fece sussultare Maria. Un vento potente si abbatté sulla colina. Maria fu presa dal terrore. Il cielo era sempre più cupo, il vento sempre più forte. Maria lottò con tutte le sue forze per rimanere attaccata al terreno. riuscì a raggiungere la macchina e ad aggrapparsi allo sportello quando i suoi piedi si sollevarono da terra. La raffica ebbe un ultimo crescendo e poi, di colpo, il vento sparì.
- Ah, e tu sei ancora qui! - esclamò una voce. Maria si girò. C'era una donna con un vestito buffo, in cappellino con un fiore e un ombrello ancora aperto, con la testa di un pappagallo al posto dell'impugnatura. O era una Drag Queen o era...
- Mary Poppins?!
- Sì... Oh, ci conosciamo?
Maria era un po' disorientata.
- Be', non so cosa lei ci faccia ancora qui, ma ad ogni modo devo essere io la nuova bambinaia.
- La nuova bambinaia?
Mary Poppins si guardò attorno.
- Me l'aspettavo diversa...
- Mi perdoni signorina Poppins... Credo che lei abbia sbagliato...
- Impossibile. Io sono Mary Poppins, praticamente perfetta sotto ogni punto di vista.
- Be', questo è alquanto opinabile... Ad ogni modo questo è un collegio, non...
- Senta, ma lei che ci fa ancora qui? Non ho tutto questo tempo da perdere, sa? Le sembrerà strano, ma c'è gente che deve lavorare.
Maria lanciò un'imprecazione a mezza bocca e si mise in macchina, mentre Mary Poppins si avviava al portone di ingresso. Tirò la catenella e di nuovo si udì il lugubre suono della campana provenire da lontano...
- E che cazzo! -, cigolii, qualche colpo, uno scatto. Poi riapparve suor Lidia. Maria aveva messo in moto, ma si era fermata ad una distanza sufficiente per guardare la scena.
- Lei chi è? - inveì suor Lidia.
- Io sono Mary Poppins, la nuova bambinaia...
- Credo che abbia sbagliato indirizzo...
- Impossibile. Io sono Mary Poppins e sono praticamente perfetta sotto ogni punto di vista...
- Senta, signorina. È meglio che se ne vada, la sua visita è d'intralcio alla vita di preghiera e di meditazione di questo luogo.
- Ma scusi... mi lasci dare un'occhiata...
L'espressione sul volto della suora si fece truce.
- Guardi, Mary Poppins. Credo che stia cambiando il vento...
- No... È solo una brezza passeggera...
Ma non ebbe terminato con queste parole che subito un vento di immane potenza prese a soffiare sul colle. Maria sobbalzò, sembrò che gli alberi dovessero staccarsi da terra da un momento all'altro. L'automobile dondolava. Solo suor Lidia rimaneva impassibile, ferma, senza che neanche un pelo dei suoi baffi venisse smosso da quella tromba d'aria.
- Addio, Mary Poppins...
La suora si concentrò lo sguardo sulla bambinaia, che fu risucchiata verso l'alto.
Mary Poppins si lasciò sfuggire un grido di paura. La raffica la tirò in alto, sopra il tetto del convento e poi ancora più su. Il vento la trascinò ad almeno centro metri d'altezza, mentre Mary Poppins lottava contro la raffica, finché riuscì ad aprire il suo ombrello.
- Ma guarda tu che modi... - disse stizzita. Riuscì infine a prendere il controllo dell'ombrello.
Fu allora che suor Lidia, con passetti piccoli e goffi, si allontanò dal portone, uscendo nel piazzale di fronte all'ingresso. Frugò nervosamente nelle proprie vesti e ne tirò fuori quella che sembrava una fionda. Si chinò a raccogliere un sassolino. Era proprio una fionda. La puntò verso l'alto, tese l'elastico.
- Ho detto addio, Mary Poppins!
Dall'automobile Maria non vedeva molto, ma ad un tratto Mary Poppins oscillò e sembrò perdere quota. Possibile che suor Lidia stesse mirando al suo ombrello per farla cadere? La suora scagliò un altro colpo. Mary Poppins precipitò a gran velocità, scomparendo dietro la collina. Il vento tacque.
Non che non meritasse di morire... Ma quella scena scosse non poco Maria. Pensò che doveva tornare indietro a riprendersi suo figlio. Ma la suora era ancora lì, ferma nel cortile. Ripose la fionda tra le pieghe dell'abito nero. Fece un passo verso il portone del convento, poi si fermò. Voltò il capo. Si era accorta della testimone.
Maria ebbe un brivido. La suora la guardava. La macchina era ferma ad almeno duecento metri ma poteva distinguere chiaramente i grandi occhi della suora, dietro le lenti spesse cinque centimetri, che la fissavano. La suora rise. Di nuovo quel sorriso inquietante, malvagio... Maria pigiò l'acceleratore fino in fondo, allontanandosi più in fretta che poteva. Cominciò a piangere, il terrore le impediva di fermarsi. Corse via a velocità impressionante per la stradina che scendeva da Motecassolo. Il paesaggio era deserto. Non un segno di vita, a parte la fitta vegetazione. La macchina era ormai alle pendici del monte, ma Maria si sentiva ancora in pericolo. Il MALE era ancora lì con lei. Ad un tratto vide un cespuglio al ciglio della strada muoversi. Qualcosa si agitava. Sempre più forte, pronta a balzare fuori. Maria urlò, chiuse gli occhi e spinse ancora più a fondo l'acceleratore.
Un tonfo, un sobbalzo. Ma la macchina era ancora in moto. Maria era salva. Continuò a guidare senza fermarsi: in lontananza le sembrava ormai di vedere un centro abitato.
Sulla stradina sterrata, la testa spappolata dalle ruote dell'auto, Mary Poppins esalò il suo ultimo respiro, mentre il suo sangue si mescolava all'acqua torbida di una pozzanghera. Sulla cima del Montecassolo il pesante portone si chiuse, sigillando l'ingresso al convento dal mondo esterno...
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IL COLLEGIO DELLE SUORE CATTIVE - prima puntata

| sabato 23 giugno 2007
Cari amici e seguaci. Dopo tanto silenzio, a grande richiesta (di noi medesimi verso noi stessi) la P.B.B. torna su questo blog. E questa volta con un'opera che sarà indimenticabile.
La P.B.B. presenta al mondo virtuale un racconto horror che vi farà accapponare la pelle come un tacchino al forno! Una storia che vi lascerà terrorizzati davanti al monitor come un sito pornografico di transessuali! Una vicenda talmente scioccante da non permettervi più di guardare il mondo con gli stessi occhi. La P.B.B. presenta la sua opera Horror: IL COLLEGIO DELLE SUORE CATTIVE


Prima puntata - San Ruperto Maria Coglione al Montecassolo

La sveglia per Maria suonò puntuale anche quel mattino, alle 6.30. L'odore del caffè della macchinetta elettrica automatica già inondava la casa. Finse di non sentire la sveglia e rimase a letto.
- Maria. Devi svegliarti. Sono le 6.30...
La vocetta monotono la risvegliò in un sol colpo. Quella voce pacata, asettica, priva di ogni emozione riusciva a metterla in soggezione quanto i cani della polizia anti-droga all'aeroporto. Francolino, suo figlio, era stato da sempre un bambino strano. Il parto era stato molto difficile: Maria era molto giovane e il travaglio fu difficoltoso. I medici dissero che il bambino aveva ricevuto poco ossigeno per molto tempo e forse avrebbe avuto problemi di sviluppo... L'aveva chiamato Francolino, come Francolino Buscaglione, il noto cantante Heavy Metal. Era lui il padre, anche se Maria non gliel'aveva mai detto: era rimasta incinta dopo averlo conosciuto ad un Rave Party: l'aveva penetrata davanti, da dietro, da sopra, di sotto e di lato. Erano tutti e due strafatti di LSD e cocaina. Non si rividero più dopo quell'occasione. Maria era troppo giovane allora...
Nonostante ciò che dissero i medici, Francolino non ebbe alcun problema di sviluppo psicofisico. Anzi, a scuola si dimostrava tremendamente intelligente. Terminava sempre i compiti ancora prima che la maestra spiegasse come svolgerli. Ovviamente li sbagliava tutti. Tuttavia per l'insegnante era segno di grande spirito d'iniziativa.
Francolino aveva sette anni, ma si comportava già come un uomo adulto. A casa era lui a svegliare la madre la mattina, quando rimaneva a poltrire dopo il suono della sveglia. Si preparava da solo i vestiti e la colazione, leggeva il giornale, dava un bacio alla madre ed usciva di casa con la macchinina elettrica. Quando tornava a casa, la sera per cena, scambiava quattro chiacchiere con Maria (che lui non chiamava mai "mamma"), poi lavava i piatti e sistemava la cucina. Rimetteva a letto la madre, che nel frattempo si era addormentata ubriaca sulla poltrona mentre guardava qualche reality show su canale 5, e rimaneva delle ore a riflettere affacciato alla finestra, contemplando il cielo. Solo che poiché davanti casa loro c'era un palazzo di quaranta piani che copriva ogni visuale, doveva limitarsi a contemplare le tette della vicina che si cambiava per andare a dormire.
- Ho detto che devi alzarti Maria. E' molto tardi. Non vorrai farti licenziare di nuovo...
Maria si alzò di nuovo. Sorrise al figlio.
- Oh! Sei già pronto!
Si stiracchiò e mise i piedi per terra
- Un giorno ti pentirai di non aver voluto fare il bambino! - gli disse scherzando. Accese la televisione: - Guarda che carini! Perché non ci guardiamo un po' questo programma insieme prima di uscire?
Era una simpatico programma con quattro pupazzoni colorati che saltavano, giocavano e ripetevano le stesse cose trecento milioni di cose.
Francolino scrutò la madre senza mostrare la minima emozione sul viso. - Uno di questi cosi è negro. E l'altro è gay. Non è educativo per un bambino. - e continuò, senza scomporsi, a disegnare.
- Che disegni? Uh! Ma che belli!
Francolino stava riempiendo decine di fogli di cerchi neri. Sì, era decisamente un bambino particolare. Parlava molto poco e non dava confidenza a nessuno.
Erano quasi le 7.30. Tra pochi minuti Francolino sarebbe uscito di casa come ogni mattino per andare a scuola. Ci andava sempre da solo, non voleva che la madre lo accompagnasse.
- Allora, Francolino... - Maria voleva provare a fare un po' di conversazione. - Come va oggi? E' un nuovo giorno! Avrai senz'altro tanti nuovi progetti e aspettative, tanti sogni da realizzare in questa giornata, tanti pensieri allegri e gioiosi che ti rendono impaziente di uscire di casa...
- Vedo la gente morta. - fu la risposta.
- Sì... Bene... Ora vado a lavoro, se no mi licenziano ancora...

Così la vita trascorreva per la piccola famiglia: Franceschino (che sarebbe Francolino, solo che avevo dimenticato come l'avevo chiamato all'inizio) portava avanti la sua vita da bambino troppo cresciuto, guadagnandosi da vivere facendo lo strozzino con i bambini della scuola e facendosi pagare il pizzo dalle bambine che non volevano che qualcuno aprisse loro la porta mentre erano al bagno. Maria era una ragazza buona, ma dall'animo debole e continuava ad ubriacarsi tra un licenziamento e l'altro. E Francolino era bisognoso di attenzioni, anche se non lo dava a vedere. Nell'ultimo anno aveva tentato di uccidere la madre quindici volte. Ma il fatto che non ci fosse mai riuscito dimostrava che forse non la voleva davvero morta... Il mese passato le aveva messo in frigorifero una lattina che aveva sbattuto ininterrottamente per due settimane, sperando, come aveva visto in una puntata dei Simpson, l'esplosione fosse tale da distruggere l'intera abitazione e mandare Maria al creatore... Invece ottenne solo che la madre si macchiasse completamente il vestito. Unica consolazione fu che quello che indossava era un vestito che avrebbe dovuto riportare l'indomani nel negozio di abbigliamento in cui lavorava come commessa. E così fu licenziata. A parte questo Francolino voleva bene a sua madre. D'altra parte, con i soldi che si guadagnava rompendo le gambe ai bambini scuola pagava l'affitto anche per lei...

Quella era solo una giornata come tante altre nella vita di Maria e Francolino. Eppure c'era qualcosa di strano nell'aria... Un ombra oscura che avrebbe presto avvolto quelle ignare esistenze. Un male implacabile che avrebbe presto sconvolto le loro vite. E questo male si chiamava "Borlò- I facioli borlotti del vecchio contadino" (letteralmente, come riportato sulla lattina). E quel qualcosa di strano nell'aria era... Be', lo scoprirete tra qualche riga, oh curiosi lettori... Ora, Maria aveva comprato questi "facioli" al discount: non aveva mai visto quella marca prima. Però costavano così poco... La confezione era molto old-style, come dire un po' demodée, retrò... In altre parole sembrava una lattina di "facioli" dell'ante-guerra. E intendo Prima Guerra Mondiale. Tuttavia Maria non trovò la data di scadenza, così li prese comunque fidandosi della diligenza e della correttezza della Despar. Altra cosa strana fu che, quando controllò lo scontrino per controllare il resto, Maria scoprì che la cassiera non aveva battuto la lattina di "facioli". Ovviamente la ragazza corse via sghignazzando tutta felice di aver risparmiato degli ulteriori spiccioli.
Nella pentola a pressione ribolliva la zuppa di "facioli": un ribollire grave e ancestrale, come i fiumi di lava dell'inferno...
- Maria. Hai fumato di nuovo l'Hashish con l'ammoniaca.
Quella di francolino non era una domanda. Lui SAPEVA.
- Ehm...
Maria non cercò di nasconderlo. Era inutile cercare di negare con suo figlio. Era come se sapesse leggere nel pensiero.
- Cosa c'è nella pentola a pressione?
- Uh! Tesoro, stasera mangeremo una bella minestra di fagioli!
- Tu non cucini mai.
- Sì ma... La canna con l'ammoniaca mi ha messo di buon umore, e avevo voglia di cucinarti una bella cenetta stasera, tesoro mio!
- No. E' che ti è venuta fame e non avevi altro da mangiare.
- Sì, anche amore...
Francolino fissò la pentola di "facioli" con sguardo penetrante. A guardarlo si sarebbe detto che fosse rimasto affascinato da quel contenitore di metallo che ribolliva: un ribollire grave e ancestrale, come i fiumi di lava dell'inferno...
- Questo l'hai già scritto.
Cazzo, a questo bambino non sfugge niente... Sarà bene fare più attenzione in avanti. Francolino osservava attentamente quella sbobba, se ne sentiva attratto, come se percepisse un potere antico scaturirsi da essa. E la minestra fu pronta. La mangiarono con dei crostini di pane e un filo d'olio a crudo. Non era male. Francolino la mangiò assaporandone ogni cucchiaio. Poi, quando ebbe finito spostò il suo sguardo inquietante verso la madre e disse:
- Io vado in bagno.
Francolino avrebbe presto scoperto di possedere un grande potere. Una benedizione e una maledizione. Che avrebbe potuto renderlo grande. Ma anche farlo precipitare nel baratro della dannazione... Francolino era seduto sulla tazza del water, leggendo la sua copia di Cattivik. Ed ecco quello stesso ribollire ancestrale che poco prima aveva udito nella pentola, ora lo sentiva dentro di sé. Era come possedere nel proprio corpo un'energia immensa. Un'energia talmente potente da poter distruggere montagne, rimodellare vallate, prosciugare oceani. E fu mentre Francolino si compiaceva di tali pensieri che frugò nelle tasche dei pantaloni per godersi finalmente il compenso della giornata di scuola: le Marlboro Strong Rosse requisite alla compagna Cinziuccia, in cambio di sorvegliarle la porta mentre faceva la pipì...

L'esplosione fu talmente potente che non si ebbe nemmeno il tempo di udirne il rumore. Maria si risvegliò nella tromba delle scale, ricoperta di polvere e calcinacci. Ci mise un po' per capire dove si trovasse: invero scene simili si erano ripetute parecchie volte nella sua vita. Rimase intontita per almeno due ore, quando udì dei passi scendere dal piano superiore.
- E adesso me' so rotta er cazzo eh!! me so rotta proprio er cazzo!!
Era la signora Concetta: abitava al piano superiore ed era la padrona di casa di Maria.
- E finché usi casa mia pe' rifugio ai latitanti... E vabbé, faccio finta de nun vede... alla fine so' sordi... Che sta casa la pulisci 'na vorta l'anno... posso pure fa finta de nun vede signorì, tanto ce dovete da vive voi... Però che devo pure sopporta' er regazzino che gioca all'omo cannone e me sfonna er pavimento de casa mia no, eh, li mortacci tua!
Era infuriata. Teneva Francolino per un orecchio. Il quale non batteva ciglio.
- Basta. Da domani ve ne dovete da annà
- Ma signora Concetta... E dove vuole che vada...
- E sta fregna! Er ragazzino m'ha sfonnato pure er materasso novo nella camera da letto... Quello è de l'Eminflecse, costa dumila euri!
Non c'era niente da fare. Maria e Francolino ora avevano perso anche la casa.

La signora Concettina permise loro di trascorrere l'ultima notte nella casa (o ciò che ne era rimasto). La mattina seguente Maria si svegliò puntuale, si vestì da sola e scese assieme a Francolino.
- Ti accompagno io oggi.
- Non preoccupati per la casa Maria. Ci penso io. So già dove trovarne una molto più bella e a poco prezzo. Lascia fare a me...
Maria non rispose... Continuava a guidare.
- La scuola è dall'altra parte. - Le fece notare Francolino.
Sospirò... - Non andiamo a scuola. Non ci vai più a scuola.
Francolino continuò a fissarla con i soliti occhi di ghiaccio.
- Ti sto portando in un collegio... Ci ho pensato: è meglio che tu stia lì per un po'... Io non sono una brava madre...
- Ma che stai dicendo, Maria...
- Sì, ho già parlato con suor Lidia. Starai lì fino alla fine dell'anno.
Era vero. Francolino lo leggeva chiaramente negli occhi della madre. e per la prima volta sul suo viso si formò una sorta di espressione: un misto di indignazione, disapprovazione, ma anche spavento...
- Maria no!
- Su Francolino. devi fidarti di me. E' la cosa migliore...
- Maria... Mamma! Ti prego! Mamma, tienimi con te!
Maria cominciò a singhiozzare. Ma oramai aveva deciso. Continuò a guidare per un'ora e mezza, nonostante i pietosi tentativi di Francolino di farla desistere. Giunsero infine su una collina, lontana almeno trenta chilometri dall'abitato più vicino. E sopra la collina sorgeva una grande costruzione in pietra. Doveva essere stata una sorta di antica fortezza, restaurata dalle suore.
- Eccoci Francolino. Guarda: non è bello? Qui starai all'aria aperta, con tanti altri bambini... E poi le suore sono così brave con i bambini, vedrai...
I due scesero dalla macchina e raggiunsero il portone d'ingresso: due pesanti ante di legno secolare sorvegliavano l'entrata. Sulla destra una catenella, che doveva essere il campanello. E in alto, a lettere incise in una lastra di marmo, la scritta:

CONVENTO DI SAN RUPERTO MARIA COGLIONE AL MONTECASSOLO